autogestione

[...]
E nelle riviste rivoltose
autogestite, contro
lo sfruttamento della massa
opraia, succulenta
carneficina dal sapore rétro,
scopro arti artrofizzati
autodeterminati a sfamarmi;
divoro prese di coscienza.

Alessandro Chiesurin - versi conclusivi di "autogestione" tratta da Viscerotica (2021)

Autogestione è la posia d’apertura di Viscerotica. Versi che sintetizzano e legano tutto il progetto della silloge, dalla copertina al componimento conclusivo.

Viscerotica è disponibile in ogni portale di vendita libri, la si può ordinare in libreria, la si può richiedere al sottoscritto. E se vuoi ti faccio pure una televendita stile Freud di Nanni Moretti.

io sto con i bambini

Io sto con i bambini, russi e ucraini.

Ascoltando la rassegna stampa di qualche giorno fa, un articolo mi ha scosso. Veniva descritto come i bambini siano impiegati in una perversa catena di montaggio atta ad assemblare bombe molotov. Ho provato un disgusto totale, tanto quanto sapere che altri bambini vengono incarcerati perché scesi in piazza a manifestare per la fine di una guerra ignobile e vigliacca.

Io sto con i bambini russi e ucraini perché sono i primi e gli ultimi che pagheranno tanta stupidità. Sto con loro perché non concepisco, e non accetto, questa continua trasmissione d’odio – comunque la si voglia giustificare, una guerra è, e sempre sarà, una manifestazione d’odio.

Io sto con i bambini russi e ucraini perché non voglio alimentarmi dell’odio altrui, ripenso alla parole di Jean-Luc Godard (spero di non sbagliarmi) letta anni fa che sintetizzo così: se venissero mostrate le immagini di guerra senza l’aggiunta di parole, non perderemmo del tempo a chiederci chi ha ragione, perché la stupidità non ha ragione.


Bambini fabbricanti di molotov: LINK

Bambini arrestati: LINK


Nel 1984 Werner Herzog realizza La ballata del piccolo soldato. Tra tutti i film visti in vita mia, questo è quello che descrive meglio la stupidità della guerra, soprattutto quando vengono impiegati anche i bambini. Dura poco più di 40 minuti, e hai voglia di guardarlo ti basta cliccare play.

Feticismo mattutino

Feticismo mattutino.

Dopo aver attraversato ponte Sarajevo (toh, chi si rivede, ne ho parlato anche QUI), stamattina mi sono imbattuto in cartelloni pubblicitari singolari.

Pubblicizzati con scritte dai font colorati e accattivanti, pezzi di carne da macelleria vengono esposti ai bulbi oculari dei/delle passanti come fossero gioielli o prodotti super esclusivi. Confesso di avere strabuzzato gli occhi, e non perché sia un vegetariano oltranzista.

Il feticismo per il cibo, a mio giudizio, ci sta sfuggendo di mano. Non so se sia dovuto al mondo dei social in cui è ormai impossibile evitare immagini di pietanze, o ai mille programmi televisivi in cui cuochi famosi come star del cinema ci propinano le loro creazioni, sta di fatto che questo continuo martellare di immagini di cibo sta assumendo, sempre a mio modesto parere, un sapore malsano.

E così, mentre cerco di immaginare chi abbia creato questa campagna pubblicitaria, mi domando se, e quando, questo genere di feticismo assumerà le sembianze delle pellicole di Deodato.

Rivalutiamo l’importanza di Cannibal Holocaust, gente. Rivalutiamo il cinema italiano più coraggioso e libero.

Cannibal holocaust lo puoi trovare al seguente link: https://amzn.to/2RN94gg

Robert Kerman in Cannibal Holocaust

La mia passione per il cinema

Ho già parlato della mia passione per il cinema (limpido esempio in questo ARTICOLO), e questa volta voglio condividere con voi le pellicole che, in un modo o nell’altro, sono state fondamentali per la mia crescita (la sequenza è casuale, salvo per Bergman). Chissà, magari i titoli vi sono noti e la lista vi fa scattare la molla per riguardare qualche film. O magari le pellicole elencate vi sono sconosciute e questa potrebbe essere l’occasione per scoprire qualcosa di nuovo e particolare.

Se una di queste pellicole vi è cara, sarei curioso di sapere perché vi ha colpite/i..

  1. Il settimo sigillo (Ingmar Bergman, 1957). Una delle tematiche più affascinanti, per il sottoscritto, è la morte, e solo Bergman poteva renderla così affascinante e poetica. Potrei elencare come minimo altre 10 pellicole del maestro svedese, ma Il settimo sigillo è cosa a parte.
  2. Sesso, bugie e videotape (Steven Soderbergh, 1989). Adoro questa storia perché vi leggo una parte di me. Non servono altre spiegazioni.
  3. Trainspotting (Danny Boyle, 1996). Per me è terapeutico, chiarificatore, divertente.
  4. Caro Diario (Nanni Moretti). Moretti sa descriversi con intelligenza e umorismo. Un maestro per me.
  5. Lawrence Anyways e il desiderio di una donna (Xavier Dolan, 2012). Uno dei pochi film capace di farmi saltare sulla sedia mentre ero al cinema, perché? Prova a scoprirlo.
  6. Niente da nascondere (Michael Haneke, 2005). Freddo, tagliente, preciso, profondo come tutta la cinematografia del regista austriaco. Se non l’hai visto, rimedia.
  7. L’uomo che amava le donne (François Truffaut, 1977). Se ti affascina il mondo femminile non puoi non aver ammirato questo gioiello di Truffaut.
  8. La collezionista (Eric Rohmer, 1967). Come nessuno prima e dopo di lui, Rohmer sa descrivere alla perfezione l’animo umano e i rapporti interpersonali. Le sue pellicole mi rapiscono sempre, e La Collezionista è l’apice della sua maestria.
  9. Delitto e castigo (Aki Kaurismäki, 1983). Una memorabile trasposizione del capolavoro di Dostoevskij in una Helsinki moderna e desolata. Il viaggio scarno e pulito nella mente di un omicida.
  10. Ordet (Karl Theodor Dryer, 1955). Un film intriso di religione, e dubbi connessi a esse, come pochi altri. Cosa faresti se tuo figlio si comportasse e parlasse come Gesù Cristo?
  11. Tutto su mia madre (Pedro Almodóvar, 1999). Adoro i drammi, e in questa pellicola Almodovar riesce a rendere tutto sublime. P.S. (per apprezzare a pieno questo film ti consiglio di vedere La notte della prima di John Cassavetes, e Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan).
  12. Racconto di Natale (Arnaud Desplechin, 2008). Un racconto corale di voci e protagonisti magistralmente creati e armonizzati. Da Vedere assolutamente in qualsiasi periodo dell’anno.
  13. Orizzonti di gloria (Stanley Kubrick, 1957). Certamente è tra i film meno conosciuti del regista ma, a mio avviso, assieme a Il dottor Stranamore (ovvero come imparai ad amare la bomba atomica) il migliore. Un inno antimilitarista. Uno dei finali più belli della storia del cinema.
  14. Tutti giù per terra (Davide Ferrario, 1997) Mi diverte sempre, e comunque, perché rivedo la mia gioventù; i miei timori; le mie paure; la mia incazzatura col mondo (ho parlato anche del romanzo di Culicchia da cui è tratto, LEGGI QUI).
  15. L’estate di Kikujiro (Takeshi Kitano, 1999) nonostante i film sulla mafia giapponese di Kitano mi facciano letteralmente impazzire, la dolcezza sbarazzina e la cruda poetica di questo film lo pongono in cima alla lista del grande comico e cineasta giapponese.
  16. La sfida del samurai (Akira Kurosawa, 1961). Conosci Per un pugno di dollari di Sergio Leone? Si? Bene, sappi che è un remake di questa divertente pellicola di Kurosawa e, come amava dire il cineasta giapponese “ho inventato lo spaghetti western con 8 anni di anticipo”.
  17. L’assassinio di un allibratore cinese (John Cassavetes, 1976). Il miglior film di Cassavetes, a mio giudizio, è Faces, ma la figura di Cosmo Vitelli ti entra dentro, c’è poco da fare, e l’aura malinconica del suo locale di spogliarelliste è stupenda.
  18. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979). L’apice dell’arte cinematografica e della filosofia. Se non l’hai visto ti sei perso/a uno dei capolavori della settima arte.
  19. Film Bianco (Krzysztof Kieślowski, 1994). Ero indeciso tra questo titolo e Cineamator, ma ha vinto il secondo film della serie dei colori. Una storia d’amore incredibile e unica, da rivedere 1000 volte.
  20. Clerks (Kevin Smith, 1994). Irriverente, divertente, sfacciato. Semplice, ma potente.

Oggi mi dedico a elencare le cose preferite, e non

Oggi mi dedico a elencare le cose preferite, e non.

Cose che non mi piacciono:

  • Gli estremisti
  • Il politicamente corretto
  • Il radicchio (soprattutto quello rosso)
  • Il melone
  • L’ananas (lo detesto)
  • I ragni (ho il terrore)
  • Le “maestrine”
  • I cazzari
  • I libri gialli/thriller (salvo rare eccezioni)
  • La Panda
  • Il sesso triste
  • Gli assembramenti
  • Le scorciatoie
  • Nel mio fisico: il neo sul braccio sinistro
  • Alzarmi tardi dal letto
  • Tom Hanks
  • L’immobilità
  • Le chiacchiere a vuoto
  • Il traffico
  • L’assenza di verde
  • I falsi miti
  • I/le radical chic
  • Passare sopra a un fiume

Cose che mi piacciono:

  • La montagna
  • Il sesso
  • Correre col buio per godere del silenzio e dell’incontro con gli animali selvatici
  • Gli estremi
  • L’erotismo
  • La complicità
  • Il caffè amaro
  • Il formaggio
  • Il pane
  • Le castagne
  • Camminare nel bosco sotto la pioggia
  • Fare il “mona” (per usare un’espressione veneta)
  • Andare al cinema
  • Il cinema in generale (soprattutto quello d’autore)
  • Il cinema di: Nanni Moretti, Eric Rohmer, Aki Kaurismäki, Ingmar Bergman, Pedro Almodovar, Takeshi Kitano
  • Yoga
  • La politica (anche se in certi momenti la detesto)
  • Le donne sincere e schiette, intelligente e argute
  • I drammi
  • Yukio Mishima
  • Il mare d’inverno
  • L’autunno
  • La scrittura (soprattutto per fare chiarezza con me stesso)
  • I colori: rosso, marrone, verde, grigio
  • Nel mio fisico: occhi, il neo sulla caviglia destra
  • Heavy metal e rock
  • La lettura
  • La filosofia orientale
  • Lo splatter
  • Reinventarmi
  • Il sorriso e lo sguardo di mia nipote
  • Stilare liste (lo faccio spesso)
  • La comicità, soprattutto quando è scomoda
  • Le tette (il mio unico e grande amore, assieme al caffè)

Sicuramente ho dimenticato molte cose, altre le ho omesse volutamente.

E voi, cosa amate o detestate?

foresta del Cansiglio

La mia prima educazione sessuale (e il 3° principio della Dinamica)

La mia prima educazione sessuale la devo a due riviste: Lettere di donne e Lettere confidenziali. Due mensili (o forse settimanali) ricchi di racconti molto esplicativi e di nudi femminili ancor più chiarificatori.

A fornirci (passo al plurale perché non ero solo in questa avventura) queste prelibatezze di letteratura da bassa manovalanza erano i genitori di C – intendiamoci, non è che lo facessero con fini reconditi, semplicemente possedevano una vasta gamma di quelle riviste (erano sparse ovunque in casa) e a noi ragazzini bastava allungare una mano per farle nostre.

A quattordici anni divoravamo (pensandoci credo sia stata la mia prima seria lettura) questi racconti in cui le donne descrivevano il proprio piacere ottenendolo mediante: dildo; vibratori; palline vaginali; muratori; idraulici; commessi; e un’ampia gamma di maschi occupati nelle mansioni più comuni – per la serie: il godimento della porta accanto. Leggevamo a turno una rivista, o uno specifico racconto, e poi ne discutevamo come nei migliori club letterari, commentando le varie immagini scoprendo così i gusti altrui.

E poi c’erano le videocassette. Paprika di Tinto Brass era il film più gettonato assieme a La bestia di Walerian Borowczyk, senza escludere gli innumerevoli nastri di pornografia con protagoniste Moana e Cicciolina, due vere icone di quegli anni.

Per farla breve, E & M, veri e propri libertini, vivevano immersi tra giochi sessuali ed erotismo da libero mercato esibendo il tutto senza pudore alcuno, esattamente come nelle altre case venivano esposti soprammobili tristi e impolverati. Ogni oggetto sessuale faceva parte integrante dell’arredamento e, varcando la soglia di quella curiosa dimora, oltre a riviste e filmografia hard, si veniva colpiti da statuine più o meno esplicite, caraffe dalle forme falliche, e tanti altri ninnoli volutamente pensati per infrangere qualsiasi tabù. Per noi ragazzini quello era il Paradiso!

Puntualizziamo: lasciate fuori dalla porta le pedanterie moralistiche e calatevi nei panni di ragazzini curiosi di capire il proprio corpo e i segreti del sesso. Nell’intero arco scolastico ho avuto “2” lezioni di educazione sessuale, entrambe in quegli anni. La prima, mentre frequentavo la seconda media, fu tenuta dalla professoressa Albina M. la quale ignorò le esigenze delle nostre compagne e parlò esclusivamente dell’eiaculazione notturna nei ragazzi. Il succo del suo discorso si può riassumere in tal modo: ora siete nell’età della riproduzione e tanti saluti. La seconda lezione avvenne due anni dopo, durante l’occupazione dell’istituto tecnico che frequentavo. Dei diciottenni spiegarono a noi sbarbatelli come indossare un preservativo. Fine. Prima, durante, e dopo ci fu esclusivamente il vuoto cosmico da parte dei cosiddetti “adulti”, soprattutto nella sfera famigliare. Orbene, la terza legge di Newton (detta anche 3° principio della Dinamica) afferma che – mi si perdoni la faciloneria del linguaggio poco tecnico – se un corpo esercita una determinata forza su di un secondo corpo, questi risponderà al primo con una forza uguale e contraria. Per analogia, quindi, se il mondo “adulto” esercitava su noi ragazzini una forza misurabile in silenzio, a nostra volta rispondevamo con una forza uguale e contraria espressa in desiderio di apprendimento. È logico quindi ci fiondassimo in quella casa per soddisfare i nostri appetiti anche perché, è risaputo, nulla rimanere immutabile e due corpi sono soggetti a logoramento e/o caducità. Esattamente come si logorarono le pagine di Lettere di donne e Lettere confidenziali sfogliate con curiosa intensità: una forza vorace e inarrestabile al pari del desiderio di possedere quelle magnifiche donne ritratte in sontuosa nudità.

copertine varie

Crash

Vi è uno strano rapporto che lega noi esseri umani all’automobile. Una simbiosi capace di influire sulle scelte economiche degli Stati industrializzati (vedasi le manovre per sostenere i mercati di settore) o di modificare il nostro modo di vivere e di conseguenza la percezione della realtà. L’automobile è, per antonomasia, il veicolo simbolo di mobilità e libertà (effimera), ed è naturale che questo legame facesse capolino anche nella letteratura investendola con la sua irruenza.
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È il 1973, e James G. Ballard pubblica Crash, romanzo capace di descrivere -meglio di altri, a mio avviso- la morbosità del rapporto uomo/automobile. Il mezzo meccanico, in Ballard, diviene un prolungamento del corpo umano tramutandosi in veicolo per la ricerca del piacere sessuale, e i personaggi alienati, che popolano questa storia, aspirano con frenesia allo scontro automobilistico per raggiungere l’eccitazione. Il mondo di Crash è freddo e meccanico, ma capace di sprigionare pulsioni talmente forti da tramutarsi in veri e propri scontri e l’uomo moderno, decritto da Ballard, si tramuta in involucro vuoto alla continua ricerca di riempimento. L’automobile, per paradosso, diviene il mezzo con cui i personaggi “scoprono” la propria esistenza scontrandosi con le proprie pulsioni.

«In tutto il libro ho usato l’automobile non solo come simbolo sessuale, ma come metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna. […] Il fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovra illuminato, che sempre più suasivamente c’invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico»¹.

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J.G. Ballard

Un paesaggio tecnologico, quello descritto da Ballard, talmente presente nel concreto e nell’immaginario da stravolgere la percezione dell’esistenza stessa. Un paesaggio in cui la tecnologia è l’unico mezzo per raggiungere emozioni e piaceri fisici. Fotografia, quanto mai attuale, del presente dominato dai social-network.

¹ Ballard J.G., Crash, postfazione 1974, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2014

Curiosità:

Rimanendo in tema di scontri automobilistici, vi sono due illustri scrittori morti per le conseguenze di incidenti stradali.

  • Italo Svevo (alias Ettore Schmitz) morì il 13 settembre 1928 per complicazioni sopraggiunte dopo uno schianto dell’automobile, su cui viaggiava con dei familiari, contro un albero a lato della carreggiata nei pressi di Motta di Livenza (TV).
  • Sorte simile toccò ad Albert Camus il 4 gennaio 1960 nei pressi di Villeblein. L’auto su cui viaggiava il premio Nobel, in compagnia dell’editore Henry Gallimard e della moglie e della figlia di quest’ultimo, sbandò per la velocità eccessiva schiantandosi contro un platano.

Nel 1996 David Cronenberg dirige una pellicola, scrivendone anche la sceneggiatura, tratta dal romanzo Crash con cui vince il Premio della giuria al Festival di Cannes. A vestire i panni del Ballard protagonista della storia troviamo James Spader.

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E per rimanere in tema di incroci tra cinema e letteratura, David Cronenberg recitò a sua volta in Cabal (titolo originale Nightbreed), film horror del 1990 diretto da Clive Barker e tratto dal proprio romanzo.

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David Cronenberg e Craig Sheffer in una scena di Cabal

Pellicole cinematografiche

Buongiorno amiche e amici, oggi vorrei parlare di cinema. È una mia passione, e confesso che amo scorrazzare nel mondo delle pellicole. E così, giusto per farvi entrare nella mia testolina bacata, ho deciso di dirvi quali siano i film che maggiormente hanno influenzato il mio immaginario.
pellicole cinematografiche 1

Ne ho elencati tredici e li ho ordinati per anno di uscita nelle sale. Tengo a precisare che la mia scelta va oltre la trama anche se, le pellicole menzionate, sono fondate su storie meravigliose. Il cinema è immagine, e la carica evocativa di queste opere è stata talmente forte da avermi trasmesso molte sensazioni, a volte contrastanti.

Alcune di pellicole trattano temi forti, fatevi una buona ricerca prima di visionarli. Non è mia intenzione narrarvi la trama o dibattere sul loro contenuto. Posterò solamente il trailer o una sequenza (cliccate sopra al titolo) senza influenzare, in tal modo, la vostra curiosità.
pellicole cinematografiche 2

C’è un’unica cosa ancora da dirvi: buona visione!

  1. Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer
  2. Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman
  3. Due o tre cose che so di lei (1966) di Jean-Luc Godard
  4. Cuore di vetro (1976) di Werner Herzog
  5. Buio omega (1979) di Joe D’Amato
  6. Stalker (1979) di Andrej Arsen’evič Tarkovskij
  7. Possession (1981) di Andrzej Żuławski
  8. Delitto e castigo (1983) di Aki Kaurismäki
  9. Tetsuo the iron man (1989) di Shinya Tsukamoto
  10. Sátántangó (1994) di Béla Tarr
  11. Antichrist (2009) di Lars Von Trier
  12. Guilty of romance (2011) di Sion Sono
  13. Laurence anyways di Xavier Dolan

Ce ne sarebbero tanti altri da inserire, ma questi hanno avuto un maggior impatto visivo-emozionale sul sottoscritto.