Una stanza chiusa a chiave di Yukio Mishima (SE Studio Editoriale, 2003 – traduttrice Lydia Origlia)

Ne Una stanza chiusa a chiave (prima stampa luglio 1954) edito sa SE Studio Editoriale, Yukio Mishima porta il lettore nel Paese del Sol Levante nell’anno 1948.

Il Giappone post-bellico, in piena fase anarchica, è minacciato da un’inflazione catastrofica, e i suoi abitanti sembrano trarre piacere dalle “cose cattive”, per usare le parole di Kazuo Kodama (il protagonista).

Kazuo, al contrario dei compatrioti, sembra non provare appagamento. Vive, trascinando la propria esistenza, tra l’ufficio (è impiegato al ministero delle finanze)e la città; tra pensieri suicidi e uno sguardo rivolto all’eterna minaccia: l’inflazione. Poi, in questa sua apatia, compare Kirino (donna sposata il cui marito rientra a casa solo dopo l’una di notte) e Kazuo ne diviene l’amante.

I due iniziano a frequentarsi nel salotto di lei; stanza in cui la donna ama chiudersi a chiave quando riceve ospiti. E frequentando la casa, Kazuo entra in contatto con la figlia di Kirino, Fusako (una bambina di nove anni), e Shigeya, la cameriera a pieno servizio che sembra conoscere ogni segreto di quella strana dimora.

La morte di Kirino, e il desiderio nei confronti di Fusako, scateneranno in Kazuo sentimenti contrastanti che lo porteranno a vagare tra la presa di coscienza sulle proprie voglie, e sogni notturni ambientati in locali chiamati “bar dei giuramenti” popolati solo da sadici.

«Nel 1954 l’erotismo era considerato con inusitata tolleranza dalla gente. A quell’epoca non ci si era ancora racchiusi nella corazza di un’angusta etica, gli occhi di tutti non erano concentrati sull’ ”educazione dell’infanzia”. Ritengo superfluo aggiungere quanta parte abbia nell’atmosfera del racconto la mia nostalgia per gli anni del dopoguerra.

Le fantasie dei sadici celano correlazioni nello spirito umano tra sogno e realtà, sesso e politica, crudeltà originata da tedio e gentilezza. Il lettore è naturalmente libero di intuirvi presagi sull’evolversi della situazione economica e sociale dopo il 1954». Yukio Mishima.

A completare il volume troverete una breve nota di Lydia Origlia, una nota biografia dell’autore, e alcune fotografie che lo ritraggono in vari momenti della vita.

Perché, dunque, leggere questo romanzo breve? Mishima, a mio giudizio, ha il pregio di farci interrogare sugli aspetti più spinosi dell’animo umano affrontandoli dal lato più estremo. Ed è percorrendo le vie estreme che si colgono le sfumature della vita.

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