Cari fanatici di Amos Oz (Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2017 – traduttrice Elena Loewenthal)

Cari fanatici, di Amos Oz (Giangiacomo Feltrinelli Editore 2017), contiene tre saggi dell’intellettuale israeliano.

Il primo, che dà il titolo al volume, si basa su delle conferenze tenute da Oz all’Università di Tübingen nel 2002 e tratta la questione del fanatismo. Religioso, politico, o di qualunque altra matrice sia, il fanatismo condannato da Oz si può riassumere con un passo molto esplicativo:

Uno dei tratti distintivi più tipici del fanatico è il suo fervido desiderio di cambiare te per renderti come lui. Di convincerti che devi subito rinnegare la tua fede. Abbandonare il tuo mondo e andare a stare nel suo. Il fanatico non vuole che ci siano differenze fra gli esseri umani. Lui vorrebbe che fossimo tutti “come un sol uomo”. Vorrebbe che non ci fossero al mondo né tende chiuse né persiane abbassate né porte serrate, neanche l’ombra di una vita privata perché tutti noi dovremmo essere un unico corpo, un’anima sola. Tutti dovremmo marciare insieme in fila lungo la strada che conduce alla redenzione (una redenzione qualunque).

Il secondo saggio, Tante luci e non una luce, si basa sul libro scritto dalla figlia Fania Oz-Salzberger Gli ebrei e le parole, e dalla conferenza tenuta all’università di Bar-Ilan a fine anni novanta.

In questo saggio Oz spiega la ricchezza della cultura ebraica fondata sulle continue analisi e commenti ai testi sacri. Una cultura capace di rinnovarsi attraverso il pensiero scritto ma che, fossilizzandosi negli antichi commenti, e snobbando le nuove idee, rischia di cadere nel fanatismo.

[…] ci ripetono giorno e notte che “la nostra forza sta nell’essere uniti”. La nostra forza sta in effetti nell’essere tutti uniti intorno al nostro diritto di essere diversi gli uni dagli altri. La diversità non è un male passeggero bensì una fonte di benedizione. Il fatto di non pensarla tutti nello stesso modo non è una fastidiosa debolezza ma il clima giusto per il fiorire della vita creativa. Siamo diversi gli uni dagli altri non perché alcuni di noi ancora non vedono la luce ma perché al mondo di luci ce ne sono tante, non una sola. Arti e idee, non un’arte e un’idea.

L’ultimo saggio Sogni di cui Israele farebbe bene a sbarazzarsi il prima possibile tenuto all’Interdisciplinary Centre di Herzlya nel 2015, tratta del conflitto israelo-palestinese. Un passo ha catturato la mia attenzione, e penso possa esplicare esaustivamente il pensiero di Oz:

La destra e i coloni sostengono che abbiamo il diritto su tutta la terra d’Israele; che abbiamo il diritto sul Monte del Tempio, cioè la Spianata delle moschee. Ma che cosa intendono esattamente con la parola “diritto”? Il diritto non è ciò che desidero ardentemente e nemmeno ciò che sento fortemente che mi spetta. Il diritto è quello che altri riconoscono come mio diritto. Se altri non riconoscono il mio diritto, o se solo una parte di loro lo riconosce o lo riconosce soltanto in modo parziale, allora mi ritrovo non con un diritto, ma con una rivendicazione.

È un libro che fa riflettere, Cari fanatici. Parlando dell’estremismo della destra israeliana, dell’eterno conflitto con la Palestina, e della ricchezza di cui la cultura ebraica è testimone, Oz propone un pensiero ad ampio respiro. I suoi saggi non si rivolgono solo ed esclusivamente al Medio Oriente. Il Medio Oriente diviene il punto di partenza per guadare al mondo attuale e al pericolo che corre di esporsi a nuovi estremismi.

Amos Oz non propone facili soluzioni, né risposte certe ai gravi problemi che affliggono la sua terra. Parla di estremismi, e del modo in cui è possibile mascherarli e contrastarli. Conduce il lettore alla riflessione. E in un periodo storico in cui le risposte vengono propinate in modo immediato, e con soluzioni estremamente facili, la riflessione diviene un atto sovversivo.

Consiglio Cari fanatici a chiunque abbia voglia di mettersi in discussione, e a chi desideri capire la cultura e la politica di quel pezzo di mondo sempre tormentato, e usarlo, come fa Oz, per interrogarsi sulla propria realtà.

Buona riflessione!

fff

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