Silenzio da eccitare

La notte cominciò allo scoccare dell’oscurità con un repentino declino solare. Il vuoto traslò fino a l’una e trenta.

Protetta dai palazzi meneghini, una triste melodia femminea si avvinghiò agli intonaci.

«C’è un silenzio da destare» intonava la limpida voce. «C’è un silenzio da eccitare».

«Perseguitata dall’eco» proseguì melodiosa, «questa tenebra si comprime».

E nell’albergo dove dimora il re, passi affrettati seguirono (inconsolabili) il canto.

«Voglio si levi il giorno» tuonò il sovrano. E vennero spalancate porte, per eseguire l’ordine, con funerei sorrisi.

«Odo il lamento della tenebra comprimersi» gemette la fanciulla. E ammirando il sole destarsi, esalò l’ultimo respiro.

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