riepilogo mese di agosto

8Agosto è stato un mese poco produttivo, e il blog ne ha risentito. Comunque, la mia traccia l’ho lasciata. Ho presentato Indossatrice, poesia presente nella mia silloge Di luce e di oscurità. Ho postato alcune fotografie in i signori delle 5 Torri; e mi sono abbandonato a qualche riflessioni in Il mio kung fu è il migliore, e Amburgo.

Nella sezione Informazioni ho inserito la rubrica le vostre voci in cui raccolgo le vostre opinioni in giro per i siti web riguardante i miei libri. Spero aumentino in modo esponenziale, e soprattutto siano uno stimolo per avvicinarmi ai miei lavori.

P.S. ho aperto anche un profilo in instagram. Se amate la fotografia spero vi piacciano i miei scatti!

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Indossatrice

Indossatrice, vincitrice del 2° premio al Trofeo Gatticese della Arti 2017, è tratta dalla silloge Di luce e di oscurità.

Amo questa poesia per: la malinconia, la sensualità, la sintesi. Spero vi piaccia. Mi auguro vi avvicini alla mia poetica, e alla mia prosa.


Vestirai ancora

la tua scialba bellezza,

o ti spoglierai

di tutte le bugie?

Sfoggi ovunque

un malinconico sorriso

illudendoti che l’amore

sia un sospiro passeggero.

Lillian Bassman. 1951
Lillian Bassman – 1951

Amburgo

Nelle serate estive e piovose come quella odierna, la mia mente percorre stralci di strade, e rivisita panorami offuscati dei quartieri di Amburgo.

Non conservo fotografie né aneddoti edificanti, solo ricordi (a volte penosi).

Rimembro attese, e incontri assurdi. Sorrisi libidinosi, e vuoti monetizzati in euro.

Erotisch Bazar nacque dall’incontro di tutto ciò. Ricordo falsato di una città a me, comunque, cara.
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P.S. ad Amburgo incontrai Biff Byford, storico leader e cantante dei Saxon quindi – mi sembra doveroso – la prima parte della colonna sonora di questo breve articolo, sarà sulle note di un classico della band britannica: Princess of the night.

La seconda parte invece è sulle note degli Helloween, il gruppo più importante di Amburgo, e questa è Victim of fate.

Il mio kung fu è il migliore

il mio kung fu è il migliore

Il mio kung fu è il migliore. Spiegherò in seguito la provenienza di questa citazione ma, nonostante possa sembrare buffa (perché lo è) credo sia adatta a sintetizzare i miei pensieri, smorzando in tal modo la serietà di cui sono impregnati.

La mia riflessione parte da osservazioni sul modo di veicolare informazioni e pensieri. Percepisco chiusura e, soprattutto, rilevo la tendenza a mantenere lo sguardo su di un unico punto focale. Se sia dovuto a pigrizia, o a una mancata presa di coscienza, non l’ho ancora stabilito (magari la verità sta nel mezzo). A cosa mi riferisco precisamente? Al mondo delle reti sociali: vetrina ricca di spunti interessanti. È una cassa di risonanza per chiunque (e non mi tiro fuori dalla conta) ne faccia uso. Dal politico di turno, al pescivendolo sotto casa. Una vetrina dal forte richiamo edonista.

Trarre piacere dall’esternare le proprie opinioni pare sia un dovere.

Disporre di uno spazio in cui riversare qualsiasi cosa, compresi dissapori e delusioni, arroga il diritto a eleggersi ambasciatori della Verità. L’Unica Verità, Personale e Assoluta, da difendere coi denti e con l’arroganza.

Verità da perorare a prescindere da…

A prescindere dalla possibilità di essere nel torto.

A prescindere dall’eventualità ci possa essere una ragione ugualmente valida.

A prescindere dal rispetto per l’altro.

Rileggo l’articolo pubblicato poco tempo fa (Pravda – Правда) e mi accorgo di come questo mio pensiero sia un proseguimento/integrazione alla riflessione iniziata in precedenza. Odio e violenza, d’altronde, sono figlie di chiusura mentale e incapacità di immedesimarsi nell’altro (di qualsiasi fede religiosa, politica, di pensiero, eccetera, esso sia).

Assisto a un’alienazione edonista in cui si continua a scrutare il dito che indica la luna, senza abbracciare con lo sguardo ciò che si dipana oltre l’estremità della falange stessa.

Da questa ristrettezza di veduta vedo allargarsi un magma d’arroganza irrefrenabile. E in questo magma fattosi lava, a volte, mi consumo.

Mi chiedo in quale angolo sperduto sia stato relegato quel silenzio capace di donare l’opportunità di ascoltare. Quel silenzio sinonimo, non di stupidità, ma d’intelligenza. E, a tal proposito, mi viene in mente una citazione:

Il maestro disse: «Vorrei non parlare più». Zigong disse: «Ma, Maestro, se voi non parlate come potremo noi, poveri discepoli, trasmettere un qualsiasi insegnamento?». Il Maestro rispose: «Parla forse il Cielo? Eppure le quattro stagioni seguono il loro corso e le cento creature continuano a nascere. Parla forse il Cielo?». [1]

E finché si continuerà a pensare che il mio kung fu è il migliore, l’opportunità di rimanere in silenzio per apprendere, andrà disperdendosi. L’occasione di ascoltare per ampliare il sapere, sarà un’eco destinata a spegnersi. E ciò che è andato perduto, difficilmente si ritrova.


P.S. L’espressione il mio kung fu è il migliore l’ho presa in prestito da una battuta di Frohike in X-Files. Lascio a voi scoprire la puntata, e in quale stagione, sia stata pronunciata.


[1] I detti di Confucio, a cura di Simon Leys, Adelphi Edizioni, 2006, 17.19. pag.128

riepilogo mese di luglio

riepilogo mese di luglio

Amiche e amici eccomi a esporvi un breve riepilogo del mese appena trascorso.

Nella bacheca sono apparse una poesia (Biancaneve), una delle mie solite divagazioni a cavallo tra racconto e pensiero(Pravda – Правда), e due serie di scatti fotografici in luoghi e momenti completamente differenti (Poesia in immagine e Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi).

E che altro? Come abitudine consolidata nell’ultimo periodo, ho parlato di alcuni libri letti nel mese appena sfumato. Nella sezione sporocisti (libri, ma non solo) troverete un manuale di scrittura creativa Elementi di stile nella scrittura, un poemetto molto interessante quale La bandiera del Cile, un classico della letteratura italiana del ´900 (Fontamara), e due raccolte di racconti: Il giorno prima della partita, e Valporno (quest’ultima, se amate le storie forti e non convenzionali, può fare al caso vostro).

Non mi resta che salutarvi augurandovi un buon agosto e mi raccomando, rimanete sintonizzate/i perché ci sono novità in vista, e magari le svelerò!

P.S. il quesito posto in comunicazione di servizio è sempre valido. Se avete suggerimenti sono sempre ben accetti 🙂

Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi

Plenilunio.

Alle due esco di casa per godermi le tenebre. I sogni, spezzati in modo brusco da un attacco d’insonnia, sono assai lontani. Aggirarsi per le strade silenti, annusando l’aria carica dei profumi notturni, è più allettante. Incontro vie deserte; alcune vestite di buio. Ponte nelle Alpi, all’apparenza, mi appartiene. E nel girovagare senza meta i piedi, dotati di coscienza propria, mi trascinano verso la stazione. Poche luci illuminano il buio, dando inizio a una nuova storia.

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Pravda – Правда

Vengo coinvolto in un innocente gioco in facebook, e accetto. Per 10 giorni dovrò pubblicare la copertina di un libro, per me fondamentale e che sicuramente rileggerò in un prossimo futuro, nominando una persona per coinvolgerla in questa catena simpatica e innocua. Un modo divertente per scoprire, o riscoprire, libri interessanti e particolari, ed entrare in contatto con le letture fondamentali altrui.

Scelgo il primo romanzo, nomino un’amica, carico la copertina.pravda 3

Scatta il blocco di 72 ore. Per tre giorni non potrò interagire in alcun modo nella piattaforma sociale. È la seconda censura in cui incappo. La prima, avvenuta poche settimane prima, mi aveva bloccato per 24 ore.

L’errore, è mio. Sbadato e superficiale, ho scordato le regole della piattaforma. Come si è soliti dire in Veneto commettendo una leggerezza: mona mi (si pronuncia come la traduzione di amico mio in francese, anche se il significato è “leggermente” differente).

Le copertine incriminate sono le seguenti (perché, anche nel primo caso, l’immagine di un libro ha sancito la mia condanna):

Libere mi è costato, come dicevo poc’anzi, 24 ore; la casa delle belle addormentate, 72.

Il nudo, in faccialibro, non è permesso anche se non vi è traccia di erotismo o di eccitazione per eccitazione. Il nudo è censurato anche se, come nei casi appena mostrati, è la sensualità a farla da padrona. Comunque sia, ho sbagliato, ma…

Provate a entrare in qualsiasi pagina o profilo pubblico di politici, giornalisti, personaggi dello spettacolo, gruppi pro o contro qualcosa, eccetera eccetera, e leggete i commenti. Odio e rabbia abbondano come acqua nell’oceano. In molti casi li definirei imbarazzanti per la violenza che esprimono.

La censura -in questi casi- non scatta. Insulti gratuiti, per non parlare di espressione verbali ancor più gravi, sono tollerati. L’immagine di un seno femminile no.

Nel mio frullatore (ovvero la mia testa) scatta una riflessione.

Tutti abbiamo un corpo composto di carne. Prima di essere spirito, siamo carne. La nostra esistenza è carne. Però, strano a dirsi, sembra non venga riconosciuta, questa nostra essenza puramente materiale.
muro 1

L’immagine di una parte corporale denudata destabilizza il nostro sistema tanto da indurci a costruire muri mentali dietro a cui tutti (chi più chi meno) corriamo a nasconderci. E non avviene solo per immagini puramente sessuali. La vista della nudità, anche qualora sia innocente, è capace di risvegliare in noi sensi di pudore (sentimento nobile e da rispettare) e di censura.

Per comportamenti violenti il processo non si ripete. Si alzano voci di protesta e di condanna ma il procedimento, per uno strano meccanismo, si inverte. Soffermatevi, senza preconcetti, a leggere i commenti delle persone che si ergono a paladini della non violenza, e scoprirete espressioni verbali dello stesso tenore di quelle denunciate.

Violenza e odio si auto-alimentano, e in contemporanea si nutrono delle voci che vorrebbero combatterle. È aberrante. Siamo giunti a un punto di non ritorno (mi auguro di prendere una cantonata colossale).

Credo nella libera espressione, e giudico il politicamente corretto ipocrita e falso. Nonostante ciò mi chiedo, notando certi comportamenti, quale debba essere il confine, e come debba essere gestito. In una società evoluta e matura la “censura” dovrebbe provenire dall’individuo stesso.
pravda

Penso che la vera libertà stia nella capacità di gestire i confini del lecito e dell’illecito, giocandoci a piacimento senza offendere, o creare imbarazzo, al prossimo. Semplice e puro buon senso.

Ho come l’impressione che qualcosa ci sia sfuggito di mano.

Ripeto: l’artefice dei miei sbagli sono io avendo pubblicato immagini contravvenenti alle regole, e il blocco, tutto sommato, è giusto. Nulla però mi vieta di domandare come sia possibile la condanna di un seno, e non di alcune forme d’aggressività. Perché, e ne sono convinto, la violenza verbale può nuocere tanto quanto, se non maggiormente, quella fisica.

Forse, come spesso accade, tendo a estremizzare, e le mie sono pure e semplici deviazioni mentali. O forse no.
pravda 2

Se siete giunte/i alla fine di questa pappardella mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero chiedendovi un’unica cosa: non commentate riferendovi a personaggi politici o pagine specifiche. Non diamo importanza a persone, o atteggiamenti, che non meritano le nostre energie.

Biancaneve

Biancaneve, leggiadra

indisponente, si sfila

mutandine di pizzo rosso;

 

(manipolazione delle immagini)

 

calza colori accaldati

rosso – marrone  ̶  bordeaux

per un unico buco. Nero;

 

(mutevole immaginazione)

 

stivaletti in dissoluzione

risucchiano le membra,

il pavimento zebrato

accoglie le tenebre.

biancaneve

riepilogo mese di giugno

giugnoNel mese giugno, lo confesso, ho leggermente trascurato il blog. La vena creativa è un flusso incostante, e quando s’è presentata, l’ho sfruttata in altri progetti. Ma non disperate, qualcosa è comunque comparso in questo mio piccolo mondo. Per esempio, nella home, oltre alla poesia Si avvicina l’estate potrete trovare il racconto/riflessione Sono figlio, sono maschio, e un piccolo ricordo del periodo militare intitolato Anthrax.

Nella sezione germi è nato un nuovo un nuovo haiku, il n°08, mentre nella sezione sporocisti, dedicata alle recensioni dei libri, ho parlato di tre volumi. Libere di Héléna Marienské, un inno violento dedicato al femminismo moderno; Le volpi pallide di Yannik Haenel, un romanzo anarchico con una forte critica alle politiche attuali; e Note sul cinematografo di Robert Bresson, una raccolta di aforismi annotati durante una vita spesa nell’arte cinematografica. E parlando del volume di Bresson, ho avuto modo di svelare una delle mie passioni: il cinema.

Come sempre, spero di aver solleticato la vostra curiosità. Se avete letto uno di questi libri sono curioso di conoscere il vostro parere, e se volete scrivermi i vostri pareri riguardo pensieri, poesie, e racconti, sarò felice di interagire con voi. Buon luglio a tutte/i 😀
 

Sono figlio, sono maschio

Sono figlio, sono maschio.

Mi guardo in giro, e rifletto. È mia abitudine. Interagisco molto meno. Giusto o sbagliato poco importa. Osservo il mondo reale, e lo trasbordo in quello delle reti sociali; vivono in simbiosi, mi sembra poco realistico dividerli. Unisco parole del vissuto materiale con immagini della sfera virtuale, e lascio nasca un pensiero. Infine traslo l’elaborazione nella persona che meglio conosco: Alessandro C. Io.
sono figlio, sono maschio 1

Ed è capitato per caso, mentre ero al bar -in due distinti momenti- sentissi discutere due coppie di madri. Genitrici che si dichiaravano legate, stando alle loro parole appassionate, ai rispettivi figli. Lo seguo in tutte le attività… , lo indirizzo in quella direzione… , e altre frasi dello stesso tenore arricchivano i discorsi intrapresi tra un caffè e un dolcetto.

Seduto vicino a loro mi è stato impossibile non ascoltare. La promiscuità gioca brutti scherzi. Comunque sia, in quanto figlio, in quanto maschio, mi sono sentito chiamato in causa, e l’apparato uditivo s’è appropriato delle onde sonore emesse dalle mie vicine. I figli, di cui discutevano, oscillavano tra i sedici e i venti anni. Se avessi potuto prolungare la pausa caffè avrei scoperto altre cose sui soggetti in questione, rischiando però di addentrarmi nel pettegolezzo.

Nella stessa giornata, mentre sono collegato a una delle diverse reti sociali, la mia attenzione si focalizza su selfie di madri in posa con i figli, e relativi commenti decantanti quanto sia forte il relativo legame. Lodi a profusione sulla correttezza morale del pargolo adorato, e altre frasi puntuali nel ribadire l’attaccamento indissolubile.
sono figlio, sono maschio 2

Qualcosa, nella mia testa, scatta. Come dicevo poc’anzi: sono figlio, sono maschio.

Le immagini di diciottenni immortalati con le relativi madri mi disturba. Le parole delle donne, e i commenti letti, mi inducono alla riflessione. Un leggero senso di morbosità si fa strada (in me o in loro?). I ricordi mi riportano indietro con l’età. Rispolvero i discorsi intavolati con i miei coetanei a cavallo dei diciotto anni. Prepotente, il passato torna in superficie.

Il rapporto figlio-genitore era fonte di discussioni accalorate tra noi ragazzi. Nonostante fossimo divisi in vari gruppi, e vivessimo tra noi disaccordi e dissapori, una cosa ci accomunava: il bisogno di distacco da coloro che ci avevano generati. Il primo ostacolo nel nostro processo evolutivo -e di ribellione- era rappresentato, per l’appunto, dalla famiglia (nucleo fondante della società) e in seguito incontrava altri rappresentanti, quali istituzioni o figure educative. Il desiderio di apparire maturi e indipendenti (anche se non lo eravamo) andava a cozzare con l’atteggiamento materno convinto fossimo eterni bambini (persone da proteggere a qualsiasi costo).
sono figlio, sono maschio

Sono figlio, sono maschio, e in questo presente percepisco un’assenza. Sembra che queste genitrici abbiano bisogno di colmare un vuoto. Il vuoto causato dal falso ideale di uomo: un maschio mai incontrato durante la vita. Noto, nella loro eccessiva attenzione, l’inconsapevole desiderio di plasmare i figli sullo stampo di un ideale mendace, modellandoli per avere ciò che, nei rispettivi compagni, non sono riuscite a riscontrare. E, come non bastasse ad avvalorare questo pensiero, rilevo un’altra assenza a mio avviso importante: la ribellione di quegli stessi figli.

La ribellione precede la maturità, la quale si consegue superando le prove poste dalla vita. Per entrare nell’età adulta è inevitabile lo “scontro” fautore di un pensiero critico e ora, come nell’età adolescenziale, lo considero tappa fondamentale per la formazione individuale.
sono figlio, sono maschio 3

Mi domando se queste donne, cercando di proteggere i figli da eventuali sbagli, non stiano privando questi ragazzi di una cosa indispensabile: la possibilità di errare con la propria testa. L’atteggiamento protettivo/apprensivo, a volte quasi maniacale, non rischia di inibire una tappa importante della fase evolutiva di un giovane? I figli, in un prossimo futuro, non rischiano di presentare le stesse mancanze constatate dalle madri nei rispettivi compagni? E questi stessi ragazzi provano mai il desiderio, e la necessità, di scontrarsi con la figura genitoriale e rivendicare, in tale modo, la propria autonomia?

Forse le mie riflessioni tendono all’estremizzazione della situazione, e non sarebbe la prima volta; ma gli estremi, essendo chiari e netti, mi permettono di cogliere le diverse sfumature raccolte al loro interno.

E voi, amiche e amici, cosa ne pensate? Tendo a estremizzare troppo il pensiero, o le mie riflessioni nascondono un briciolo di verità? Sono curioso di conoscere il vostro parere anche se discordante.


Le immagini sono fotogrammi tratti da 3-4×10月 – Boiling Point, una pellicola del 1990 di Takeshi Kitano. Un ottimo esempio della dualità ribellione/evoluzione.

Se volete una colonna sonora adatta per leggere questi miei pensieri, vi lascio il link di una canzone dei Kreator, vi basta pigiare QUI. Spero riusciate a cogliere l’ironia dell’abbinamento immagini-musica 🙂
 

Anthrax

Nella vita capitano sempre fatti o situazioni particolari. Tanto insolite da rimanere impresse nella mente. E se capita riusciamo ad abbinarci una canzone, queste situazioni possono divenire grottesche.

Riascoltando, pochi giorni fa, un vecchio album degli Anthrax, mi è venuto alla mente un fatto singolare avvenuto nel periodo del servizio militare. Ne ho approfittato per divertirmi un po’, e nella pagina facebook che gestisco ho abbinato la canzone Got the time al post seguente:
anthrax

2001
Alessandro ha poco più di vent’anni e non può uscire dalla caserma perché a Nuova York (o in qualche altra città yankee) sono state spedite lettere contenenti antrace e il Comando Generale ha deciso che può esserci pericolo di attacco anche in un buco di paese friulano circondato solo da campi di grano e in cui è stato eretto un unico bar gestito da una donna che dimostra 80 anni per gamba e parla solo cimutto (mi scusino gli amici friulani) ma lui se ne frega beatamente e continua a riempire di croci il calendario sperando finisca il prima possibile la naja schifosa sparandosi a palla l’unica Antrace con cui sia realmente entrato in contatto.

E voi, amiche ed amici, avete una canzone da abbinare a una situazione particolare e/o assurda?
Sono curioso di scoprire le vostre associazioni 😀
P.S. : vi risparmio le mie foto in mimetica 😀

…e la televisione

Con mio grande stupore Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti è comparso, il 02/06//2018, nel programma Magazine Sette di La7. Il servizio, realizzato al Salone Internazionale del Libro di Torino, verteva sul progetto delle biblioteche di comunità della Regione Puglia.

Mi scuso per la qualità della fotografia, il mio rapporto con la tecnologia è basato sul dualismo amore/odio, ma rimane comunque la forte emozione provata
Rappresentare con la mia opera, una regione importante come la Puglia,è motivo di orgoglio.
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riepilogo mese di maggio

Apparentemente, nel mese di maggio, sono rimasto assente. Nella home, oltre ai racconti  Allegati, e Narciso tediato, ho pubblicato Sempre lei (un rimando a una vecchia composizione). È solo apparenza. Tra la sezione sporangi (100 parole) potrete leggere Sarah, l’ultimo scritto dalle parole limitate.

Il mese appena trascorso l’ho dedicato (con consapevolezza o meno) a rimpinguare sporocisti (recensioni), la pagina dedicate alle mie letture. Tra i tanti libri divorati nelle ultime quattro settimane, ne ho scelti otto: Tre metamorfosi, La voce delle onde,  La petite, Le briciole sul tavolo, Sotto questo Sud, In punta di penna. Riflessioni sull’arte della narrativa, L’alcol e la nostalgia, Il rinvio. Otto letture dai sapori variegati: sia per i temi trattati, sia per lo stile con cui le opere sono state create.
Il più amato? Senza ombra di dubbio Mathias Enard ha avuto la capacità di scuotermi. Il suo L’alcol e la nostalgia è intensamente bello. Lo consiglio a chiunque abbia voglia di farsi coinvolgere da una struggente bellezza.

Il più speciale? Per chi mi conosce la risposta è scontata: Yukio Mishima, lo scrittore (per me) fondamentale. Lessi La voce delle onde anni fa in un pomeriggio bolognese afoso e rilassante ma, come qualsiasi opera di Mishima a mia disposizione, ho voluto rileggerlo spinto dall’impulso di mettermi nuovamente a confronto con lo stile dello scrittore di Tokyo.

Ora però mi fermo altrimenti rischio di tediarvi spiegando le strade che mi hanno condotto a parlare di questi volumi e non di altri. Spero le mie letture vi diano qualche spunto e, se per caso vi siete cibati con qualcuno di questi libri, fatemelo sapere. Voglio conoscere i vostri pareri, qualsiasi essi siano!
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Allegati

Amiche e amici, oggi voglio presentarvi il racconto Allegati scelto per far parte di un’antologia edita dal sito BraviAutori, e legata al concorso Brevi Autori.

Il volume si intitola BReVI AUTORI – volume 5, e se siete curiosi potete trovarlo a questo indirizzo.

Il tema del racconto da inviare era a discrezione dell’autore, salvo per il limite di lunghezza da rispettare (con una tolleranza del 10%): 2500 battute. È stimolante creare una storia efficace con poche parole a disposizione, ti spinge a eliminare il superfluo e a valorizzare il poco a disposizione. Provare per credere.
Il mio racconto, Allegati, lo definirei macabramente comico. Altro non aggiungo, già di per sé dura un battito di ciglia. Spero di strapparvi qualche sorriso. Buona lettura!


ALLEGATI

allegati

Stasera potremmo farci una pizza, disse Alberto. Gianluca gli piombò a casa con farina, mozzarella e pomodoro. S’impossessò della cucina, e sfornò pizze per l’intera masnada. È fatto così Gianluca. Prende tutto alla lettera. E poi ci fu la volta di Arturo. Se ne uscì con la frase: parcheggia vicino all’ingresso non ho voglia di camminare. Gianluca entrò nel bar con l’automobile, e alla domanda in tono poco accomodante di Arturo su cosa avesse in testa, rispose: capelli che altro sennò.

Inoltre posso dirvi che Gianluca, fino a tre mesi fa, viveva con Sara. Poi, a volte capita, qualcosa nel rapporto s’è incrinato (per l’elenco dettagliato delle cause vedasi allegato A) e Sara ha iniziato a frequentare Valentino, un tipo casa e chiesa. Tra sotterfugi e incontri clandestini, gli amanti si diedero alla pazza gioia finché Gianluca li colse con le brache calate. Ebbero inizio le solite scaramucce. Urla. Spintoni. Scenate isteriche. Pianti a fontana. Passato il fisiologico momento di trambusto emotivo, Gianluca e Sara si separarono in pace scambiandosi la mano. Suggellarono l’addio amichevole con baci schioccanti sulla guancia. Lieto fine? No. Mica si termina una storia d’amore in poche righe. I due ex conviventi si erano scordati Paco, il bastardino salvato dal canile. Il piccolo bambino adorato di mamma e papà. Ce lo dividiamo a turno, disse Sara prima di rendersi conto dell’enorme (si perdoni il francesismo che seguirà, ma è doveroso) cazzata pronunciata. Raggiante, Gianluca si avviò alla sega circolare. Addormentò Paco imitando Giucas Casella con le galline e… (per l’elenco dettagliato degli elementi splatter vedasi allegato B). La vicenda, dopo il tragico evento di Paco, piombò in un nuovo caos (per l’elenco dettagliato degli sviluppi successivi vedasi allegato C).

Stamane, dopo settimane di assenza, ho rivisto Gianluca. Ascia in spalla. Dove te ne vai così sorridente, gli chiedo. In ufficio oggi si parla di tagli al personale, sai com’è, ha detto.