su di me

Mi chiamo Alessandro, e ho 10 anni in meno rispetto all’età anagrafica. Da bambino cadevo dalla bicicletta con frequenza giornaliera. Ginocchia e gomiti grondavano sangue con regolarità (un modo come un altro per dimostrare gli effetti della dottrina cattolica su di me). Da ragazzino soffrivo d’acne e avevo un gatto bianco di nome Freddy (ne ho parlato in Ricordo n°2). Tra i 16/17 anni ho iniziato a perdere i capelli – non un gran dramma. A 9 anni ho palpato il primo seno femminile. La fortunata era italo-belga – ero già proiettato nell’ottica dell’Europa unita. A 18 anni ho dato il primo bacio. La verginità l’ho persa nei 23 (la sto ancora cercando). Era inverno (gennaio o febbraio) ed ero sulla costa veneta, ai piedi di un faro, vicino Jesolo. La faccia di lei l’ho dimenticata. Quello stesso anno, ad autunno appena cominciato, feci l’amore per la prima volta. Ricordo tutto. All’asilo e alle elementari ero solito scappare. Detestavo quei luoghi di segregazione. Le scuole medie sono state una tortura. Poi me ne sono andato in un istituto tecnico. Per la mia qualifica potrei progettare impianti elettrici, civili e industriali. L’idea mi eccita quanto immergere un braccio nell’acqua bollente. Venni bocciato due volte, alle superiori. Secondo e quarto anno. La prima volta per una questione politica, nonostante studiassi. La seconda perché avevo un atteggiamento nichilista nei confronti dell’istituzione scolastica. L’ultimo anno delle superiori persi il mio migliore amico. Al conseguimento della maggiore età iniziai ad assentarmi da scuola. Porre la mia firma sul libretto delle assenze mi pareva un traguardo degno di nota. La motivazione delle mie assenze era sempre la stessa. Dopo i due punti scrivevo diarrea. Nessun professore ha mai osato chiedere se a spruzzi o a getto continuo. Quando feci il servizio militare il medico mi spiegò che era causata dal consumo di birra. Niente birra, niente diarrea. Semplice. E se dico birra, penso all’heavy metal. Mi regala sempre scariche d’adrenalina. Per anni ho girato festival e concerti assistendo alle esibizioni di band di mezzo mondo. Poi sono arrivati i libri. Fino ai 25 anni erano oggetti non identificati, salvo qualche raccolta di poesia o volumi di storia. Una sera, giocando a calcio a 5, mi rovinai una spalla (la sinistra è un centimetro più alta rispetto alla sorella). Costretto a casa per due mesi, la noia mi portò alla lettura. Da quel momento non ho smesso di sfamarmi di libri. Amo il caffè; la montagna; il cinema; il seno delle donne; gli sguardi malinconici; la voce del bosco (se fosse silenzioso mi preoccuperei); la compagnia femminile; la letteratura. Detesto i luoghi affollati in cui il vociare delle persone disturba il mio equilibrio. Non amo l’atmosfera che si respira ai funerali, mi trasmette tristezza. Ho paura di volare; degli uomini-lupo; delle donne-ragno. Ho un rapporto conflittuale con me stesso; la noia; la vita. Gli estremi mi affascinano. Stessa cosa dicasi per le religioni, ma le evito. Gli estremismi mi incuriosiscono, ma non li accetto. Mi è capitato d’odiare, avviene pure ora (è un sentimento umano come altri) ma cerco di non dargli spazio. Sono affascinato dalla morte; dalla natura autodistruttiva dell’essere umano; dalla decadenza; dalle rovine (ne ho parlato ne La seduzione); dalle donne (anche se nel rapportarmi con loro sono un disastro). Scrivo. Perché mi piace; mi diverte; mi rilassa. A volte per sofferenza. Questo sono io, in piccole dosi. Da prendersi prima, durante, e dopo i pasti.


Parti di me, molto succulente, adatte a ogni momento della giornata: la PRIMA, e la SECONDA.


su di me
foto nell’angolo basso sinistro; nell’ordine: Matz Ekström, Leif Edling, Mats Björkman
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