Samantha (o la breve narrazione di una serata trascorsa in compagnia di una giovane donna che indossò sfumature alla Buio Omega)

Tra corsi e ricorsi storici, il ricordo di questa serata mi fa ancora impazzire 😀

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Facendo pulizia di vecchi file ho trovato le annotazioni conseguenti a un appuntamento al buio. Avevo dimenticato questo avvenimento e, rileggendo le poche informazioni scritte a suo tempo, mi domando perché abbia abbandonato la divertente pratica di conoscere persone a caso, privandomi così della possibilità di incontrare ragazze caratterizzate da singolari peculiarità.

Innanzi tutto tengo a precisare che Samantha, il nome della protagonista, è di pura finzione; siamo usciti un’unica volta e la messaggistica, prima e dopo l’incontro, è durata poche settimane è perdonabile, quindi, questa mia dimenticanza (amnesia ben diversa dall’oblio in HO SCORDATO IL NOME DELLA RAGAZZA CON CUI SONO USCITO PER MESI). In compenso ricordo la sua provenienza, Mogliano Veneto, e della gonna plissettata nera e corta indossata per l’appuntamento (particolare di rilevante importanza nel proseguo della vicenda).

La storia ruota attorno alla stessa città: Conegliano. Una mattina, mentre faccio colazione in un bar mai…

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Ricordo

Dopo il confinamento della primavera 2020, non l’ho più incontrato. Chissà se ha raggiunto la sua compagna, o se ha deciso di dare una svolta alla sua vita. Chissà.

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Lo incrocio con cadenza quasi regolare. Ha lo sguardo leggermente triste, e il cagnolino al seguito. Il nome, come mia consuetudine, non lo ricordo e sul suo, in particolare, è calata una nebbia fitta. Eppure…

Eppure ricordo il giorno in cui lo conobbi: 07 dicembre 2017.

Ricordo una ragazza di origine spagnola. Teneva stretto al petto con la mano sinistra il proprio, di cagnolino. Nella destra reggeva una sigaretta. Lasciò si consumasse in una lenta e bruciante consunzione senza mai fare un tiro.

Ricordo madre e figlia (nella mia testa honduregne) dall’accento centro-sudamericano. Stupende nella loro creola bellezza. Sei muy dolze, ripeteva la madre guardandomi – sudato e puzzolente come un caprone – in quel pomeriggio velato di grigio. Pareva volesse abbracciarmi dalla commozione. Io, ciondolante davanti all’unico ufficio vuoto e spento del canile di Belluno, cercavo di calmare un povero cagnolino. Lo stesso cagnolino che incontro in compagnia dell’uomo…

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È la nostalgia bastarda

La nostalgia, il freddo pungente, il Friuli. Un anno “speciale” raccontato in sintesi.

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È la nostalgia bastarda a fotterti con ricordi e sensazioni fasulle. Prendi a esempio stamattina. Esco di casa per bere un caffè con Sara dopo mesi dall’ultimo incontro e scopro il cielo terso anche se una leggera nebbia, creata dalle acque del Piave, sembra divertirsi a nascondere il mondo circostante. Mancano pochi minuti alle nove e il termometro segna 0°C e l’aria è pungente (tipica del post nevicata in quota) e carica di quegli odori del periodo a cavallo tra autunno e inverno. E la nostalgia bastarda mi sbatte in faccia vecchi ricordi lontani di quando facevo il militare nel Friuli. Riodoro i profumi portati dal vento e ricreo mentalmente le vette sagomate della Carnia in lontananza. Era tutto diverso, ecco la frase sciocca con cui i ricordi iniziano o terminano. Era tutto diverso: vocaboli inutili per bollare un passato “idilliaco” deformato. Correva l’anno dell’attentato alle torri gemelle…

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Hanno previsto temporali

Temporali, gambe, esistenza.
Faccio un miscuglio di immagini e sensazioni ricavandone poesie bislacche, ma che mi piacciono.

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Hanno previsto temporali, per oggi,

poco male, mi bagnerò.

Il vero problema risiede

nell’incerta grammatica esistenziale

espressa dal fornaio.

Ci capiamo a stenti, direi mai,

e tappare quel buco allo stomaco

sempre più abisso, è impresa

ormai impossibile.

Vorrei terminare questa poesia

con dei versi alti, imponenti,

ma l’unica immagine degna di tali aggettivi

si esprime nelle tue gambe:

un metro e venti di vertigine.

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La mia prima educazione sessuale (e il 3° principio della Dinamica)

Le mie prime letture “serie”
L’erotismo a portata di edicola 😉

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La mia prima educazione sessuale la devo a due riviste: Lettere di donne e Lettere confidenziali. Due mensili (o forse settimanali) ricchi di racconti molto esplicativi e di nudi femminili ancor più chiarificatori.

A fornirci (passo al plurale perché
non ero solo in questa avventura) queste prelibatezze di letteratura da bassa
manovalanza erano i genitori di C – intendiamoci, non è che lo facessero con fini
reconditi, semplicemente possedevano una vasta gamma di quelle riviste (erano
sparse ovunque in casa) e a noi ragazzini bastava allungare una mano per farle
nostre.

A quattordici anni divoravamo (pensandoci
credo sia stata la mia prima seria lettura) questi racconti in cui le donne
descrivevano il proprio piacere ottenendolo mediante: dildo; vibratori; palline
vaginali; muratori; idraulici; commessi; e un’ampia gamma di maschi occupati nelle
mansioni più comuni – per la serie: il godimento della porta accanto. Leggevamo
a turno una rivista, o uno…

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Vi ho mai raccontato di quando lavorai con la qualifica di commesso presso una nota catena di faidate del Nord-Est?

A ripensarci rido ancora 😀

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Vi ho mai raccontato di quando lavorai con la qualifica di commesso presso una nota catena di faidate del Nord-Est?

Erano gli ultimi mesi del 2019 e il negozio era in procinto di chiudere per trasferimento in nuova sede. Di conseguenza la necessità di svuotarlo dalla merce era imperante, e venne stabilito lo svuotatutto.

Non so se vi sia mai capitato di lavorare in un esercizio in cui la merce viene svenduta, ma vi assicuro che, oltre allo stress, le situazioni divertenti abbondano in quanto gli esseri umani, appena leggono le parole magiche saldi e fuoritutto, sono capaci di dare il meglio di sé. Se prima la mercanzia manco interessava, affiancata dai magici vocaboli diviene agognata come non mai.

E allora ecco la signora comprarsi l’idropulitrice a cui mancano molti componenti solo perché costa 40 euro. E a ruota i due padri di famiglia (con bambin i annessi) contendersi…

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Sono figlio, sono maschio

Circa 3 anni fa annotavo questi pensieri.
I mesi sono trascorsi, ma l’idea di base di no

SPORE POETICHE

Sono figlio, sono maschio.

sono figlio, sono maschio 1

Mi guardo in giro, e rifletto. È mia abitudine. Interagisco molto meno. Giusto o sbagliato poco importa. Osservo il mondo reale, e lo trasbordo in quello delle reti sociali; vivono in simbiosi, mi sembra poco realistico dividerli. Unisco parole del vissuto materiale con immagini della sfera virtuale, e lascio nasca un pensiero. Infine traslo l’elaborazione nella persona che meglio conosco: Alessandro C. Io.

Ed è capitato per caso, mentre ero al bar -in due distinti momenti- sentissi discutere due coppie di madri. Genitrici che si dichiaravano legate, stando alle loro parole appassionate, ai rispettivi figli. Lo seguo in tutte le attività… , lo indirizzo in quella direzione… , e altre frasi dello stesso tenore arricchivano i discorsi intrapresi tra un caffè e un dolcetto.

Seduto vicino a loro mi è stato impossibile non ascoltare. La promiscuità gioca brutti scherzi. Comunque sia, in quanto figlio, in quanto…

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Silenzio cristallino

Poco meno di 3 anni fa…

Poesia

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Silenzio cristallino è una delle dieci finaliste del IV Concorso Poetico Fotografico Finestre sul Mondo indetto dall’Associazione Licenza Poetica.

Spero possiate apprezzare questo tramonto lagunare, ed i versi ad esso associati.

La laguna venexiana riserva sempre scorci magnifici nel periodo invernale.

silenzio cristallino

La solitudine, tramontando,

si fa rosseggiante;

oziose nubi vanesie

si specchiano nell’opacità

dei miei placidi sogni.

Piccola figura cupa,

nella quiete crepuscolare,

vago per increspate acque

immerso nel cristallino silenzio.

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partecipazione sleale.

consiglio di lettura!
un blog interessante e non banale

hicetnunc.wordpress.com

sorrisi al cloroformio,
finti si aprono sulle labbra non più immacolate.
si schiudono, peccatrici.
figuranti precari e per nulla convinti
si muovono sulla scena
tutti i santi giorni.
dove si nasconde la verità?
occhi languidi e compiacenti,
famelici, ricercano.
mantenere l’anonimato
come quando
guardi attraverso un glory hole,
tu, vojeur di emozioni.
immobile e muto. tremante.
insaziabile trafficante di umori altrui.
conteiner di liquidi biologici e spasmi,
e lacrime e sangue.
sai dirmi che sapore ha, la verità?
l’hai incrociata, forse,
per caso o per sbaglio,
e mi chiedo
se ti sei accorto, e ti sei sporto.
se hai sentito il coraggio per assaggiarla.
sopraffazione mista a rassegnazione.
è grande la paura che possa sbranare gli stomaci maltrattati, è forte, ti fotte come una puttana che non sa fare altro.
smetti pure di ascoltare, se ti conviene.
le mie parole sono
sporche
indisciplinate
piene.

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Un uomo solo

Rubo questo scritto altrui sperando susciti riflessioni. Lo rubo perchè mi paice anche se non lo condivido fino in fondo.
P.S.: leggete BLUE HOTEL, è un molto interessante 🙂

BLUE HOTEL

Mentre guardi un porno nella luce bassa del tuo appartamento sei da solo.
In una zona interessante di Roma, come in un borgo di campagna sull’Appennino dell’Emilia Romagna.
Sei un personaggio famoso, o, un uomo interessante per i più.
Praticamente assente.
Rifuggi il mondo.
L’immagine di te. Non la sai.
Hai solo uno specchio fissato troppo in alto nel bagno e uno chiuso nell’armadio pieno di coperte e pochi abiti pressoché uguali.
Sei solo chi sei.
Sei solo.
Love will tear us spart.
Perché la camera da letto è così fredda?
Girato dalla tua parte
Il mio tempismo è così imperfetto?
Il nostro rispetto è così secco?

Pensi a un’altra-in-teoria, e non pensi nemmeno davvero a quest’altra che esiste solo come idea, di un passato, morto, morde come un torto. Le ragazze aperte sul monitor mostrano gli organi interni ed è solo un automatismo che ti porta a…

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-fermo il tram al rigore delle rotaie- di Lalie Lescorgot

Continuo col mio saccheggio a mani basse nei blog altrui per condividere la bellezza 🙂
Buona lettura 🙂

Francesca Dono ilgrovigliodeirampicanti

uovo di luna
Dormiente l’erba
Si scruta il fiordo emerso
Dalla notte
Un tavolo in salotto
Qualche crepa sul vetro rimpicciolito
E’ l’anno del cane
Il cinese non dice niente
Fermo il tram al rigore
Delle rotaie
Il pianeta ha offerto un cratere scialbo
Le nocciole spezzate
Per ogni casa di plastica
Siamo stati svegli da morti
Intatti al velo d’acciaio
Mio padre esce piegato dalla testa
Dall’utero effetto scudo
Un bottone rotolato
Packaging di questi versi incompleti
Nel tempo senza fine

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.l’impeto accanto.

rieccomi a saccheggiare scritti altrui; spero vi piaccia tanto quanto al sottoscritto 🙂

Crèmisi Poetica

[la facilità con cui azzardavo il desiderio e ne facevo invasione chiara per le tue fantasie, per l’ acumine del tuo ego, poesia eventuale, pungolo rovente a mettermi a nudo nelle preferenze delle esigenze]

avevo cura di ogni possibile occasione.
cura, mentre il fiato veniva a mancare
distesa sulla tua parola
d’acqua mai irrequieta
a scrosciare nel venirti incontro.
avevi cura di ogni nostra possibile occasione
mentre la tenerezza a malapena
aleggiava nel nulla delle ossa
a filo sulla schiena indenne,
come quando a violarci
erano solo i risvegli degli occhi
e il lieve gesto delle mani
a contraddirsi
dopo la bruma imperiosa
accomodata accanto
ad ogni impeto di furia.

©Runa
Tutti i diritti riservati/ inedito 2020

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in piano sequenza l’ultima scena

mi faccio ladro e rubo una poesia (molto bella) altrui 🙂

comebavadilumaca

in piano sequenza l’ultima
scena
la ricostruzione delle mura
domestiche
un teatrino
(tu bevi io cado)
(tu dormi io cado)
figure archetipiche
di patetiche combinazioni
(tu bevi io dormo)
(tu dormi io dormo)
 
cosa posso offrire oltre me stessa
niente di questo corpo animale
di tua fantasia è bastato niente
nemmeno delle parole
mi stendo in un canto senza suono
il silenzio assoluto della sirena
mentre fingi di sentire il canto
l’eco nel vuoto ripete solo te
stesso

tu salvo e io tornata mostruosa
non ho più desiderio di sedurre non
ho più desiderio

qualche ultima smania
d’affetto senza parole
prima dello stacco


(elena zuccaccia)

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Ritratto distratto

Chissà quanti/e si stanno annoiando come la ragazza di questo breve ritratto. E mi sembra sia passata un’eternità dall’ultima volta in cui l’ho rivista, sempre nella solita posa, mentre attendeva nuovi/e clienti.
La vita nell’ultimo periodo sta percorrendo ritmi differenti, e a volte soporiferi, e come la protagonista mi scopro, in alcuni momenti, a guardare la strada sperando in un avvenimento che rompa questa placida monotonia 🙂

SPORE POETICHE

Se ne sta distesa sul bancone sorreggendo la testa con la mano a formare un triangolo equilatero. Lo sguardo annoiato rivolto ai passanti completa il quadro.

Sopra la di lei testa, appeso alla parete a cui dà le spalle, un maxi schermo proietta una partita di hockey. Tizzi scivolano con maestria sul ghiaccio rincorrendo un dischetto. Lo colpiscono con mazze a forma di L altrettanto annoiata. Nella postazione collocata alla di lei destra, il collega scruta un piccolo monitor agitando febbrilmente le dita. Pare poco propenso a intavolare una discussione, sia pure superficiale. E lei pare arenarsi nel tedio.

Io, passando con andatura spedita, nell’istante di un’occhiata memorizzo più dettagli possibile.

Lei ha i capelli mori raccolti in uno chignon imperfetto. Il collega indossa occhiali, e sfoggia una sottile striscia di barba che, correndo da basetta a basetta, ricopre il mento. Forse è solo un gioco della memoria che tenta…

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