Ritratto distratto

Se ne sta distesa sul bancone sorreggendo la testa con la mano a formare un triangolo equilatero. Lo sguardo annoiato rivolto ai passanti completa il quadro.

Sopra la di lei testa, appeso alla parete a cui dà le spalle, un maxi schermo proietta una partita di hockey. Tizzi scivolano con maestria sul ghiaccio rincorrendo un dischetto. Lo colpiscono con mazze a forma di L altrettanto annoiata. Nella postazione collocata alla di lei destra, il collega scruta un piccolo monitor agitando febbrilmente le dita. Pare poco propenso a intavolare una discussione, sia pure superficiale. E lei pare arenarsi nel tedio.

Io, passando con andatura spedita, nell’istante di un’occhiata memorizzo più dettagli possibile.

Lei ha i capelli mori raccolti in uno chignon imperfetto. Il collega indossa occhiali, e sfoggia una sottile striscia di barba che, correndo da basetta a basetta, ricopre il mento. Forse è solo un gioco della memoria che tenta di ingannarmi creando l’immagine ideale. La noia di lei però è autentica. Come lo è il rosso dominante all’interno del negozio, e i cellulari esposti sugli scaffali.

Getto un ultimo sguardo distratto verso il monitor. Sopra, tizi sul ghiaccio si scambiano effusioni maschili. Sotto, lei si abbandona al tedio. Alzo il bavero del cappotto e aumento il passo per ripararmi dal vento gelido. Come lei, da postazione differente, rivolgo ai passanti uno sguardo annoiato. Inconsapevolmente, rientro nel quadro.

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#sporepoetiche #alessandrochiesurin #pontenellealpi #provinciadibelluno #stradenotturne #striscepedonali #greenlight #redlight #streetnight #semaforo #diafoniemicrofisicadeipiccoligesti #ofeliaeditrice #panecaldo #profili Questo angolo di Ponte nelle Alpi è lo snodo di due racconti contenuti in "Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti". Raffigura gli ultimi passi in "Pane caldo", ed è il quadro iniziale di "Profili". Due storie che parlano di rapporti umani. Due storie vissute in prima persona con le dovute modifiche dovute alla licenza poetica. Diafonie potete trovarlo al seguente link: http://www.ofeliaeditrice.it/?product=diafonie-microfisica-dei-piccoli-gesti Oppure potete contattarmi direttamente ai seguenti recapiti: https://sporepoetiche.wordpress.com/contatti/

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Storia di Lina

Ieri mattina ho bevuto un caffè, scambiando qualche chiacchiera, in un’osteria che stasera chiuderà in modo definitivo dopo una storia lunga 100 anni.

Ho scritto un articolo che parla di Lina, e di come siano destinati a spegnersi i piccoli paesi di montagna.

Se volete conoscere la storia di questa ragazza potete leggere l’articolo cliccando QUI

Caldo Natale

Lo spirito natalizio è qualcosa di distante da me per tanti motivi. Comunque, per augurarvi delle feste speciali, vorrei condividere questo racconto scelto dalla redazione di Letteratura Horror per la raccolta intitolata Natale horror 2018.

Auguri a tutte e tutti, e buona lettura! 🙂


CALDO NATALE

A Riccardo l’atmosfera natalizia piace. Coi ricordi ritorna alle veglie ansiose in compagnia della sorella. Le corse fuori dal letto. I pacchetti adagiati ai piedi dell’albero. Sono momenti indimenticabili.

«Amore» sussurra Riccardo all’orecchio di Sonia per non farsi sentire dal figlio «voglio che questo Natale sia magico per Carlo. Voglio sia una serata indimenticabile per lui, come lo erano per me».

La moglie gli accarezza il viso e con lo sguardo dice, lo sarà.

«Ecco i primi ospiti» dice Sonia «qualcuno s’è appeso al campanello e pare divertirsi con questo scherzo snervante».

«Zio Utavo» dice Carlo battendo le mani felice per l’arrivo dello zio e per le burlate che solo lui apprezza. Trotterellando incerto nei suoi due anni e mezzo va con la madre alla porta.

«Ecco la mia scimmia» dice lo zio ancora attaccato al campanello. Prende tra le braccia il piccolo e lo fa roteare sopra la propria testa diverse volte; poi lo lascia alle attenzioni degli altri famigliari. Tutti arrivati con puntualità allarmante.

«Per stavolta passi» dice Sonia dando un buffetto sul gomito a Gustavo «ma non farlo più. Ultimamente la piccola fa le bizze ogni notte ed è impossibile chiudere occhio. Se Sabrina dovesse svegliarsi ci pensi tu. Uomo avvisato mezzo salvato!». L’uomo brontola, poi sorride. Sarà un piacere cullarla, pensa.

Cappotti, sciarpe e guanti usati per proteggersi dalla neve vengono ammonticchiati sulla panca d’ingresso, e la famiglia si raduna nella taverna riscaldata da un fuoco vivace e scoppiettante.

«Se qualcuno mi dà una mano fra poco si mangia» dice Sonia facendo segno agli ospiti di sedersi, e Riccardo, stappando la prima di una lunga serie di bottiglie di vino, inizia a servire bicchieri a destra e a manca. Le donne, solidali nel rifocillare gli stomaci vuoti, danno una mano alla padrona di casa servendo i piatti e le pietanze preparate in precedenza.

Allo scoccare delle 20.00 tutti sono seduti al proprio posto pronti per iniziare l’abbuffata. Vengono distribuite pietanze per palati sopraffini, e per stomaci meno delicati. Si svuotano bottiglie con rapidità fulminea, e risate e chiacchiere si susseguono con gioiosità festante.

«Porta a letto la scimmietta» dice Riccardo guardando Carlo ormai ciondolante. Lo prende dolcemente tra le braccia e si avvia al piano di sopra. «Meanote» dice il piccolo senza aprire gli occhi, ricordando così la promessa al padre. Questi gli dà un bacio sulla fronte e risponde meanote. Lo mette sotto le coperte e controlla Sabrina. Dorme beata succhiandosi il pollice.

I dodici rintocchi segnano il momento atteso. La porta della taverna si apre. Carlo entra battendo le mani. «Meanote!».

Le risate sguaiate dei presenti danno al bambino la scusa per saltellare sul posto.

«Fate piano» dice Sonia indicando con il dito il piano di sopra. Si alza felice per la contentezza del figlio, e va a controllare il sonno della piccola.

«Riccardo! Sabrina non c’è più». Il volto sfigurato dall’angoscia l’ha invecchiata di dieci anni in pochi secondi.

Riccardo, balzando dalla sedia le chiede se sia sicura, Magari la bambina è nascosta sotto le coperte. Si muove sempre durante il sonno. Magari…

«Fledo» dice Carlo additando il fuoco nel caminetto «Aina fledo».

Nel marasma generale l’intera famiglia si precipita fuori. Forse la piccola è caduta di sotto. Forse la finestra era aperta. A tre mesi come potrebbe salire sul davanzale, dice Gustavo cercando di far ragionare i presenti. E la neve immacolata ai lati della casa fuga ogni dubbio. La piccola è ancora in casa.

Frugano ovunque. Dentro ogni armadio, sotto ogni letto. Passano in rassegna ogni mobile o pertugio. Di Sabrina nessuna traccia.

«Hai lasciato sul fuoco qualcosa?» chiede zia Ernestina. Ci manca solamente scoppi pure un incendio, pensa preoccupata.

«No» dice Sonia terrorizzata girandosi verso il marito.

«Aina fledo, buò atale» dice Carlo battendo le mani. E saltellando sul posto, indica la stufa con il portello dimenticato aperto.

Pellicole cinematografiche

Buongiorno amiche e amici, oggi vorrei parlare di cinema. È una mia passione, e confesso che amo scorrazzare nel mondo delle pellicole. E così, giusto per farvi entrare nella mia testolina bacata, ho deciso di dirvi quali siano i film che maggiormente hanno influenzato il mio immaginario.
pellicole cinematografiche 1

Ne ho elencati tredici e li ho ordinati per anno di uscita nelle sale. Tengo a precisare che la mia scelta va oltre la trama anche se, le pellicole menzionate, sono fondate su storie meravigliose. Il cinema è immagine, e la carica evocativa di queste opere è stata talmente forte da avermi trasmesso molte sensazioni, a volte contrastanti.

Alcune di pellicole trattano temi forti, fatevi una buona ricerca prima di visionarli. Non è mia intenzione narrarvi la trama o dibattere sul loro contenuto. Posterò solamente il trailer o una sequenza (cliccate sopra al titolo) senza influenzare, in tal modo, la vostra curiosità.
pellicole cinematografiche 2

C’è un’unica cosa ancora da dirvi: buona visione!

  1. Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer
  2. Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman
  3. Due o tre cose che so di lei (1966) di Jean-Luc Godard
  4. Cuore di vetro (1976) di Werner Herzog
  5. Buio omega (1979) di Joe D’Amato
  6. Stalker (1979) di Andrej Arsen’evič Tarkovskij
  7. Possession (1981) di Andrzej Żuławski
  8. Delitto e castigo (1983) di Aki Kaurismäki
  9. Tetsuo the iron man (1989) di Shinya Tsukamoto
  10. Sátántangó (1994) di Béla Tarr
  11. Antichrist (2009) di Lars Von Trier
  12. Guilty of romance (2011) di Sion Sono
  13. Laurence anyways di Xavier Dolan

Ce ne sarebbero tanti altri da inserire, ma questi hanno avuto un maggior impatto visivo-emozionale sul sottoscritto.

E i vostri quali sono? Fatemelo sapere che sono curioso! 😀

riepilogo mese di Ottobre

Il mese scorso, per vari motivi personali e non, ho trascurato il mondo dei social (certamente non è un dramma). Comunque, anche se assente con costanza, ho pubblicato qualcosa: una poesia intitolata Sole spento, un racconto di sei parole prospettiva per un solido futuro, e ho parlato di Il sale di Jean-Baptiste Del Amo (Neo Edizioni, 2013 – traduttrice Sabrina Campolongo) edito da Neo Edizioni. E ho raccontato due vicende lavorative diametralmente opposte. La prima, Mobbing, è una situazione che non auguro a nessuno. La seconda, Alpina Belluno,mi auguro sia un viaggio capace di portarmi lontano (sicuramente mi arricchirà umanamente parlando).

Spero di intrattenervi senza annoiarvi, in questo mio piccolo spazio. Buon novembre a tutti 🙂

Mobbing

È cominciato un mattino. O per meglio dire, la mia presa di coscienza è iniziata quel mattino.

Mi sveglio con la nausea. Non un post-sbornia, né un malessere dovuto a intolleranza alimentare. Il desiderio di vomitare è forte: un’esigenza. E oltre alla necessità di espellere dal mio corpo una sensazione quanto mai sgradevole, si aggiungono le notti insonni, gli incubi, l’inappetenza, e una forte compressione al plesso solare. Faccio una ricerca in rete (quanto può essere utile, a volte) per capire a cosa siano dovuti i sintomi. Mi crolla il mondo addosso. Ora vedo le cose nitidamente.

Mobbing.

Le continue vessazioni e i piccoli richiami -costanti e a volte ingiustificati- che mi vengono rivolti, a fine giornata divengono una frana travolgente.

Sono imprigionato in uno stadio apatico, e di sottomissione. E lo smacco maggiore è che credevo di essere al riparo da certe logiche intimidatorie.

A mio favore gioca la presa di coscienza: decido di passare all’azione. Mi informo per risolvere, il prima possibile, questo disagio e scopro che le opzioni, per chi firma un contratto a termine, sono poche. Decido di stringere i denti, e andare avanti. Mi si prospettano 22 giorni (compreso oggi, 13/10/2018) prima che il contratto lavorativo scada, e ho trasformato il calendario in un campo di croci (usanza esportata dalla naja). Vivo un lento conto alla rovescia prima di riacquistare la libertà. E impreco contro il tempo, tiranno e malandrino, che si diverte a dilatarsi o restringersi a seconda delle esperienza vissute al momento.

Ho deciso di non dilungarmi oltre, né essere prolisso. Lo scopo è di stimolare la curiosità. Se, leggendo questo piccolo resoconto, vi sorgono domande, non fatevi scrupoli a chiedere. Risponderò, per quanto concerne la mia piccola esperienza. Il mobbing (lo sto scoprendo mio malgrado) è un processo logorante; sia per il fisico, sia per la mente. Meglio conoscerlo prima!

riepilogo mese di Settembre

Eccomi al consueto riepilogo del mese appena trascorso.

Nella home troverete due brevi vicende personali accadute in momenti, lontani tra loro, della mia vita. La prima (Ricordo) è una vicenda triste; mentre la seconda (Ricordo n°2) potrei definirla tragicomica, se ripenso alla sorte toccata alla bistecca.

Nella pagina Sporangi potrete leggere un nuovo componimento intitolato Breve trattato per un nuovo ordinamento sociale. La carnalità, descritta in ogni suo forma, è una costante fissa dei miei ultimi lavori.

E per concludere, a settembre ho parlato di due libri diversi tra loro per tematiche trattate, ma che affrontano entrambi il mondo dei ragazzini. Il primo è Nipponia nippon, romanzo riguardante il problema della sindrome degli hikikomori; mentre il secondo, Space invaders, ci porta nel Cile di Pinochet. Due lavori molto differenti per stile narrativo ma comunque di grande impatto.

Dimenticavo! Di luce e di oscurità è finalista a Il Modernismo, Concorso di poesia dedicato a Ezra Pound. Il 21 ottobre verrà stilata la classifica conclusiva (al momento sono tra i primi sei) e così saprò quale lode spetta al mio libro. Motivo in più, care amiche e cari amici, di scoprire la mia poetica. Per chi fosse interessata/o ad avere notizie, nella sezione Contatti potrà trovare gli indirizzi per pormi domande o curiosità, o per richiedermi una copia con dedica dei miei libri.

E come dicono gli amici friulani: mandi!

Ricordo n°2

Qualche lustro addietro, quand’ero ancora ragazzino, avevo un gatto. Bianco come la neve, grosso come un cane. Tal simpatico felino aveva un carattere simile al mio: selvàrego [1]. Lo battezzai Freddy, in onore a uno dei personaggi creati da Wes Craven. Il mio Freddy, a dispetto di quello craveniano, non sventrò mai J. Depp; si limitò a lasciarmi solchi lungo braccia e gambe con quegli artigli lunghi così. Era veramente selvàrego. Proprio come me.

Crescendo, Freddy si stufò d’arare i miei arti e si appassionò con ardore ai piaceri voluttuosi della carne tanto da ingravidare più di una gatta, lasciando in eredità tanti bastardini pezzati di bianco. Ne contai almeno sei aggirarsi nel capannone del vecchio burrificio – avete letto bene, è una U – e nel cortile di Mario.

Mario viveva con Ana (all’anagrafe Anna) la moglie – non era straniera, bensì mianese d.o.c. (noi veneti abbiamo repulsione per le doppie, ci fanno perdere tempo prezioso) – in una vecchia casa circondata da piante, e corredata da uno splendido cortile-discarica (ricordo, nell’ordine: un relitto di automobile senza parabrezza; una vasca da bagno incrostata; una Guzzi rossa, forse per la ruggine).

Con l’avanzamento dell’età anagrafica, forse per un effetto di compensazione, la memoria di Mario regredì riportandolo al tempo in cui era un giovane balilla, risvegliando così l’antico orgoglio italico manifestato sotto forma di canzonette del Ventennio (quali faccetta nera e simili) con cui tampinava i timpani di noi vicini ogni mattina. E questo amor patriottico per l’italiche musichette si palesava pure durante l’ora di pranzo – soprattutto quando Ana era fuori per lavoro – momento in cui Mario si deliziava con una bistecca. La cucinava con calma; la serviva sul piatto; poi andava ad armeggiare con il giradischi per sollazzare l’udito con faccetta nera. In quel breve lasso di tempo entrava in gioco, pardon, entrava dalla finestra, Freddy.
Il felino tanto selvàrego quanto astuto, studiando a tavolino ogni mossa del balilla, appena questi gli voltava le spalle, zompava sul tavolo appropriandosi indebitamente della bistecca cotta a puntino.
‘l tò gat ‘l me à ciavà la bisteca n’altra olta, jer [2] diceva Mario facendomi la posta mentre mi recavo a scuola.
Ringraxia ‘l Maxełòn [3] gli rispondevo scattando sull’attenti battendo i tacchi.

Fine del ricordo.


[1] selvatico

[2] ieri, il tuo gatto, s’è preso nuovamente la mia bistecca

(apro piccola parentesi: in veneto il verbo ciavàr ha un doppio significato. Il primo potremmo tradurlo con l’italiano rubare. Il secondo con scopare, inutile precisare che non si tratta dell’azione domestica di spazzare il pavimento. Chiudo piccola parentesi)

[3] non credo serva traduzione


e per chi abbia voglia di scoprire i racconti di questo baldo giovane, non rimane che cliccare sopra questa bella X

Ricordo

Lo incrocio con cadenza quasi regolare. Ha lo sguardo leggermente triste, e il cagnolino al seguito. Il nome, come mia consuetudine, non lo ricordo e sul suo, in particolare, è calata una nebbia fitta. Eppure…

Eppure ricordo il giorno in cui lo conobbi: 07 dicembre 2017.

Ricordo una ragazza di origine spagnola. Teneva stretto al petto con la mano sinistra il proprio, di cagnolino. Nella destra reggeva una sigaretta. Lasciò si consumasse in una lenta e bruciante consunzione senza mai fare un tiro.

Ricordo madre e figlia (nella mia testa honduregne) dall’accento centro-sudamericano. Stupende nella loro creola bellezza. Sei muy dolze, ripeteva la madre guardandomi – sudato e puzzolente come un caprone – in quel pomeriggio velato di grigio. Pareva volesse abbracciarmi dalla commozione. Io, ciondolante davanti all’unico ufficio vuoto e spento del canile di Belluno, cercavo di calmare un povero cagnolino. Lo stesso cagnolino che incontro in compagnia dell’uomo dallo sguardo triste.

Chissà se quegli occhi si velano di tristezza nel vedermi. La condivisione di un momento particolare ci lega, e ci allontana. Inevitabilmente. Ci scambiamo un sorriso indeciso e proseguiamo, ognuno per la propria strada.

Forse passerà ancora del tempo prima che si riesca a scambiare qualche parola. È naturale. È, comunque, il nostro addolorato segreto.


P.S. quella stessa sera avrei presentato per la prima volta Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti, e se siete curiosi di scoprire qualcosa, vi basta cliccare QUI

Il mio kung fu è il migliore

il mio kung fu è il migliore

Il mio kung fu è il migliore. Spiegherò in seguito la provenienza di questa citazione ma, nonostante possa sembrare buffa (perché lo è) credo sia adatta a sintetizzare i miei pensieri, smorzando in tal modo la serietà di cui sono impregnati.

La mia riflessione parte da osservazioni sul modo di veicolare informazioni e pensieri. Percepisco chiusura e, soprattutto, rilevo la tendenza a mantenere lo sguardo su di un unico punto focale. Se sia dovuto a pigrizia, o a una mancata presa di coscienza, non l’ho ancora stabilito (magari la verità sta nel mezzo). A cosa mi riferisco precisamente? Al mondo delle reti sociali: vetrina ricca di spunti interessanti. È una cassa di risonanza per chiunque (e non mi tiro fuori dalla conta) ne faccia uso. Dal politico di turno, al pescivendolo sotto casa. Una vetrina dal forte richiamo edonista.

Trarre piacere dall’esternare le proprie opinioni pare sia un dovere.

Disporre di uno spazio in cui riversare qualsiasi cosa, compresi dissapori e delusioni, arroga il diritto a eleggersi ambasciatori della Verità. L’Unica Verità, Personale e Assoluta, da difendere coi denti e con l’arroganza.

Verità da perorare a prescindere da…

A prescindere dalla possibilità di essere nel torto.

A prescindere dall’eventualità ci possa essere una ragione ugualmente valida.

A prescindere dal rispetto per l’altro.

Rileggo l’articolo pubblicato poco tempo fa (Pravda – Правда) e mi accorgo di come questo mio pensiero sia un proseguimento/integrazione alla riflessione iniziata in precedenza. Odio e violenza, d’altronde, sono figlie di chiusura mentale e incapacità di immedesimarsi nell’altro (di qualsiasi fede religiosa, politica, di pensiero, eccetera, esso sia).

Assisto a un’alienazione edonista in cui si continua a scrutare il dito che indica la luna, senza abbracciare con lo sguardo ciò che si dipana oltre l’estremità della falange stessa.

Da questa ristrettezza di veduta vedo allargarsi un magma d’arroganza irrefrenabile. E in questo magma fattosi lava, a volte, mi consumo.

Mi chiedo in quale angolo sperduto sia stato relegato quel silenzio capace di donare l’opportunità di ascoltare. Quel silenzio sinonimo, non di stupidità, ma d’intelligenza. E, a tal proposito, mi viene in mente una citazione:

Il maestro disse: «Vorrei non parlare più». Zigong disse: «Ma, Maestro, se voi non parlate come potremo noi, poveri discepoli, trasmettere un qualsiasi insegnamento?». Il Maestro rispose: «Parla forse il Cielo? Eppure le quattro stagioni seguono il loro corso e le cento creature continuano a nascere. Parla forse il Cielo?». [1]

E finché si continuerà a pensare che il mio kung fu è il migliore, l’opportunità di rimanere in silenzio per apprendere, andrà disperdendosi. L’occasione di ascoltare per ampliare il sapere, sarà un’eco destinata a spegnersi. E ciò che è andato perduto, difficilmente si ritrova.


P.S. L’espressione il mio kung fu è il migliore l’ho presa in prestito da una battuta di Frohike in X-Files. Lascio a voi scoprire la puntata, e in quale stagione, sia stata pronunciata.


[1] I detti di Confucio, a cura di Simon Leys, Adelphi Edizioni, 2006, 17.19. pag.128

riepilogo mese di luglio

riepilogo mese di luglio

Amiche e amici eccomi a esporvi un breve riepilogo del mese appena trascorso.

Nella bacheca sono apparse una poesia (Biancaneve), una delle mie solite divagazioni a cavallo tra racconto e pensiero(Pravda – Правда), e due serie di scatti fotografici in luoghi e momenti completamente differenti (Poesia in immagine e Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi).

E che altro? Come abitudine consolidata nell’ultimo periodo, ho parlato di alcuni libri letti nel mese appena sfumato. Nella sezione sporocisti (libri, ma non solo) troverete un manuale di scrittura creativa Elementi di stile nella scrittura, un poemetto molto interessante quale La bandiera del Cile, un classico della letteratura italiana del ´900 (Fontamara), e due raccolte di racconti: Il giorno prima della partita, e Valporno (quest’ultima, se amate le storie forti e non convenzionali, può fare al caso vostro).

Non mi resta che salutarvi augurandovi un buon agosto e mi raccomando, rimanete sintonizzate/i perché ci sono novità in vista, e magari le svelerò!

P.S. il quesito posto in comunicazione di servizio è sempre valido. Se avete suggerimenti sono sempre ben accetti 🙂

Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi

Plenilunio.

Alle due esco di casa per godermi le tenebre. I sogni, spezzati in modo brusco da un attacco d’insonnia, sono assai lontani. Aggirarsi per le strade silenti, annusando l’aria carica dei profumi notturni, è più allettante. Incontro vie deserte; alcune vestite di buio. Ponte nelle Alpi, all’apparenza, mi appartiene. E nel girovagare senza meta i piedi, dotati di coscienza propria, mi trascinano verso la stazione. Poche luci illuminano il buio, dando inizio a una nuova storia.

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riepilogo mese di giugno

giugnoNel mese giugno, lo confesso, ho leggermente trascurato il blog. La vena creativa è un flusso incostante, e quando s’è presentata, l’ho sfruttata in altri progetti. Ma non disperate, qualcosa è comunque comparso in questo mio piccolo mondo. Per esempio, nella home, oltre alla poesia Si avvicina l’estate potrete trovare il racconto/riflessione Sono figlio, sono maschio, e un piccolo ricordo del periodo militare intitolato Anthrax.

Nella sezione germi è nato un nuovo un nuovo haiku, il n°08, mentre nella sezione sporocisti, dedicata alle recensioni dei libri, ho parlato di tre volumi. Libere di Héléna Marienské, un inno violento dedicato al femminismo moderno; Le volpi pallide di Yannik Haenel, un romanzo anarchico con una forte critica alle politiche attuali; e Note sul cinematografo di Robert Bresson, una raccolta di aforismi annotati durante una vita spesa nell’arte cinematografica. E parlando del volume di Bresson, ho avuto modo di svelare una delle mie passioni: il cinema.

Come sempre, spero di aver solleticato la vostra curiosità. Se avete letto uno di questi libri sono curioso di conoscere il vostro parere, e se volete scrivermi i vostri pareri riguardo pensieri, poesie, e racconti, sarò felice di interagire con voi. Buon luglio a tutte/i 😀
 

Sono figlio, sono maschio

Sono figlio, sono maschio.

Mi guardo in giro, e rifletto. È mia abitudine. Interagisco molto meno. Giusto o sbagliato poco importa. Osservo il mondo reale, e lo trasbordo in quello delle reti sociali; vivono in simbiosi, mi sembra poco realistico dividerli. Unisco parole del vissuto materiale con immagini della sfera virtuale, e lascio nasca un pensiero. Infine traslo l’elaborazione nella persona che meglio conosco: Alessandro C. Io.
sono figlio, sono maschio 1

Ed è capitato per caso, mentre ero al bar -in due distinti momenti- sentissi discutere due coppie di madri. Genitrici che si dichiaravano legate, stando alle loro parole appassionate, ai rispettivi figli. Lo seguo in tutte le attività… , lo indirizzo in quella direzione… , e altre frasi dello stesso tenore arricchivano i discorsi intrapresi tra un caffè e un dolcetto.

Seduto vicino a loro mi è stato impossibile non ascoltare. La promiscuità gioca brutti scherzi. Comunque sia, in quanto figlio, in quanto maschio, mi sono sentito chiamato in causa, e l’apparato uditivo s’è appropriato delle onde sonore emesse dalle mie vicine. I figli, di cui discutevano, oscillavano tra i sedici e i venti anni. Se avessi potuto prolungare la pausa caffè avrei scoperto altre cose sui soggetti in questione, rischiando però di addentrarmi nel pettegolezzo.

Nella stessa giornata, mentre sono collegato a una delle diverse reti sociali, la mia attenzione si focalizza su selfie di madri in posa con i figli, e relativi commenti decantanti quanto sia forte il relativo legame. Lodi a profusione sulla correttezza morale del pargolo adorato, e altre frasi puntuali nel ribadire l’attaccamento indissolubile.
sono figlio, sono maschio 2

Qualcosa, nella mia testa, scatta. Come dicevo poc’anzi: sono figlio, sono maschio.

Le immagini di diciottenni immortalati con le relativi madri mi disturba. Le parole delle donne, e i commenti letti, mi inducono alla riflessione. Un leggero senso di morbosità si fa strada (in me o in loro?). I ricordi mi riportano indietro con l’età. Rispolvero i discorsi intavolati con i miei coetanei a cavallo dei diciotto anni. Prepotente, il passato torna in superficie.

Il rapporto figlio-genitore era fonte di discussioni accalorate tra noi ragazzi. Nonostante fossimo divisi in vari gruppi, e vivessimo tra noi disaccordi e dissapori, una cosa ci accomunava: il bisogno di distacco da coloro che ci avevano generati. Il primo ostacolo nel nostro processo evolutivo -e di ribellione- era rappresentato, per l’appunto, dalla famiglia (nucleo fondante della società) e in seguito incontrava altri rappresentanti, quali istituzioni o figure educative. Il desiderio di apparire maturi e indipendenti (anche se non lo eravamo) andava a cozzare con l’atteggiamento materno convinto fossimo eterni bambini (persone da proteggere a qualsiasi costo).
sono figlio, sono maschio

Sono figlio, sono maschio, e in questo presente percepisco un’assenza. Sembra che queste genitrici abbiano bisogno di colmare un vuoto. Il vuoto causato dal falso ideale di uomo: un maschio mai incontrato durante la vita. Noto, nella loro eccessiva attenzione, l’inconsapevole desiderio di plasmare i figli sullo stampo di un ideale mendace, modellandoli per avere ciò che, nei rispettivi compagni, non sono riuscite a riscontrare. E, come non bastasse ad avvalorare questo pensiero, rilevo un’altra assenza a mio avviso importante: la ribellione di quegli stessi figli.

La ribellione precede la maturità, la quale si consegue superando le prove poste dalla vita. Per entrare nell’età adulta è inevitabile lo “scontro” fautore di un pensiero critico e ora, come nell’età adolescenziale, lo considero tappa fondamentale per la formazione individuale.
sono figlio, sono maschio 3

Mi domando se queste donne, cercando di proteggere i figli da eventuali sbagli, non stiano privando questi ragazzi di una cosa indispensabile: la possibilità di errare con la propria testa. L’atteggiamento protettivo/apprensivo, a volte quasi maniacale, non rischia di inibire una tappa importante della fase evolutiva di un giovane? I figli, in un prossimo futuro, non rischiano di presentare le stesse mancanze constatate dalle madri nei rispettivi compagni? E questi stessi ragazzi provano mai il desiderio, e la necessità, di scontrarsi con la figura genitoriale e rivendicare, in tale modo, la propria autonomia?

Forse le mie riflessioni tendono all’estremizzazione della situazione, e non sarebbe la prima volta; ma gli estremi, essendo chiari e netti, mi permettono di cogliere le diverse sfumature raccolte al loro interno.

E voi, amiche e amici, cosa ne pensate? Tendo a estremizzare troppo il pensiero, o le mie riflessioni nascondono un briciolo di verità? Sono curioso di conoscere il vostro parere anche se discordante.


Le immagini sono fotogrammi tratti da 3-4×10月 – Boiling Point, una pellicola del 1990 di Takeshi Kitano. Un ottimo esempio della dualità ribellione/evoluzione.

Se volete una colonna sonora adatta per leggere questi miei pensieri, vi lascio il link di una canzone dei Kreator, vi basta pigiare QUI. Spero riusciate a cogliere l’ironia dell’abbinamento immagini-musica 🙂
 

…e la televisione

Con mio grande stupore Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti è comparso, il 02/06//2018, nel programma Magazine Sette di La7. Il servizio, realizzato al Salone Internazionale del Libro di Torino, verteva sul progetto delle biblioteche di comunità della Regione Puglia.

Mi scuso per la qualità della fotografia, il mio rapporto con la tecnologia è basato sul dualismo amore/odio, ma rimane comunque la forte emozione provata
Rappresentare con la mia opera, una regione importante come la Puglia,è motivo di orgoglio.
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riepilogo mese di maggio

Apparentemente, nel mese di maggio, sono rimasto assente. Nella home, oltre ai racconti  Allegati, e Narciso tediato, ho pubblicato Sempre lei (un rimando a una vecchia composizione). È solo apparenza. Tra la sezione sporangi (100 parole) potrete leggere Sarah, l’ultimo scritto dalle parole limitate.

Il mese appena trascorso l’ho dedicato (con consapevolezza o meno) a rimpinguare sporocisti (recensioni), la pagina dedicate alle mie letture. Tra i tanti libri divorati nelle ultime quattro settimane, ne ho scelti otto: Tre metamorfosi, La voce delle onde,  La petite, Le briciole sul tavolo, Sotto questo Sud, In punta di penna. Riflessioni sull’arte della narrativa, L’alcol e la nostalgia, Il rinvio. Otto letture dai sapori variegati: sia per i temi trattati, sia per lo stile con cui le opere sono state create.
Il più amato? Senza ombra di dubbio Mathias Enard ha avuto la capacità di scuotermi. Il suo L’alcol e la nostalgia è intensamente bello. Lo consiglio a chiunque abbia voglia di farsi coinvolgere da una struggente bellezza.

Il più speciale? Per chi mi conosce la risposta è scontata: Yukio Mishima, lo scrittore (per me) fondamentale. Lessi La voce delle onde anni fa in un pomeriggio bolognese afoso e rilassante ma, come qualsiasi opera di Mishima a mia disposizione, ho voluto rileggerlo spinto dall’impulso di mettermi nuovamente a confronto con lo stile dello scrittore di Tokyo.

Ora però mi fermo altrimenti rischio di tediarvi spiegando le strade che mi hanno condotto a parlare di questi volumi e non di altri. Spero le mie letture vi diano qualche spunto e, se per caso vi siete cibati con qualcuno di questi libri, fatemelo sapere. Voglio conoscere i vostri pareri, qualsiasi essi siano!
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