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Nona Fernández

Nona Fernández. Inizio con un nome, e una domanda: siete mai stati folgorati dall’opera di qualche artista?

È una sensazione quasi liberatoria —  io la vivo in tale modo. È come se un peso si sciogliesse nell’animo, e una finestra venisse aperta su nuovi panorami.

Quella sensazione mi è capitata leggendo alcuni libri, o conoscendo a fondo la filmografia di qualche regista. Nona Fernández, con le sue opere, rientra nella lista di quegli artisti capaci di trasmettermi emozioni ed esperienze.

Ho “scoperto” casualmente i suoi lavori poco tempo fa. Cercavo una piccola casa editrice specializzata in letteratura sudamericana, e mi imbattei nel sito di Edicola Ediciones. Spulciai tra le sue pubblicazioni, e venni attirato da un titolo: Space invaders — da bambino ho giocato spesso con quel videogioco, e l’idea di leggere un romanzo battezzato con quel nome mi divertiva.

Sono stato folgorato! Ho riletto Space invaders (ne parlo a questo link: Space invaders di Nona Fernández (Edicola Ediciones, 2015 – traduttore Rocco D’Alessandro)) due volte di seguito vinto dalla bellezza e dalla delicatezza con cui Nona Fernández descrive la propria memoria, e quella cilena. In seguito ho letto La dimensione oscura (Gran Vía) e Chilean electric (Edicola Ediciones) — titoli che mi sento di consigliarvi.

Come dicevo poc’anzi, immergersi nella scrittura di Nona Fernández è una vera esperienza, e proprio per questo non voglio dilungarmi oltre. Mi piacerebbe istillarvi una sana curiosità riguardo a una scrittrice decisamente sopra le righe. Una sana curiosità che, se soddisfatta, può trasformarsi in stupore.

E voi, avete mai provato una folgorazione simile alla mia entrando nel mondo di qualche artista? Sono curioso, e spero di ricevere molte risposte. Condividere le belle esperienze è già di per sé una sensazione unica.

[se cliccate QUI vedrete una breve video-intervista a Nona Fernández]

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Crash

Vi è uno strano rapporto che lega noi esseri umani all’automobile. Una simbiosi capace di influire sulle scelte economiche degli Stati industrializzati (vedasi le manovre per sostenere i mercati di settore) o di modificare il nostro modo di vivere e di conseguenza la percezione della realtà. L’automobile è, per antonomasia, il veicolo simbolo di mobilità e libertà (effimera), ed è naturale che questo legame facesse capolino anche nella letteratura investendola con la sua irruenza.
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È il 1973, e James G. Ballard pubblica Crash, romanzo capace di descrivere -meglio di altri, a mio avviso- la morbosità del rapporto uomo/automobile. Il mezzo meccanico, in Ballard, diviene un prolungamento del corpo umano tramutandosi in veicolo per la ricerca del piacere sessuale, e i personaggi alienati, che popolano questa storia, aspirano con frenesia allo scontro automobilistico per raggiungere l’eccitazione. Il mondo di Crash è freddo e meccanico, ma capace di sprigionare pulsioni talmente forti da tramutarsi in veri e propri scontri e l’uomo moderno, decritto da Ballard, si tramuta in involucro vuoto alla continua ricerca di riempimento. L’automobile, per paradosso, diviene il mezzo con cui i personaggi “scoprono” la propria esistenza scontrandosi con le proprie pulsioni.

«In tutto il libro ho usato l’automobile non solo come simbolo sessuale, ma come metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna. […] Il fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovra illuminato, che sempre più suasivamente c’invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico»¹.

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J.G. Ballard

Un paesaggio tecnologico, quella descritto da Ballard, talmente presente nel concreto e nell’immaginario da stravolgere la percezione dell’esistenza stessa. Un paesaggio in cui la tecnologia è l’unico mezzo per raggiungere emozioni e piaceri fisici. Fotografia, quanto mai attuale, del presente dominato dai social-network.

¹ Ballard J.G., Crash, postfazione 1974, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2014

Curiosità:

Rimanendo in tema di scontri automobilistici, vi sono due illustri scrittori morti per le conseguenze di incidenti stradali.

  • Italo Svevo (alias Ettore Schmitz) morì il 13 settembre 1928 per complicazioni sopraggiunte dopo uno schianto dell’automobile, su cui viaggiava con dei familiari, contro un albero a lato della carreggiata nei pressi di Motta di Livenza (TV).
  • Sorte simile toccò ad Albert Camus il 4 gennaio 1960 nei pressi di Villeblein. L’auto su cui viaggiava il premio Nobel, in compagnia dell’editore Henry Gallimard e della moglie e della figlia di quest’ultimo, sbandò per la velocità eccessiva schiantandosi contro un platano.

Nel 1996 David Cronenberg dirige una pellicola, scrivendone anche la sceneggiatura, tratta dal romanzo Crash con cui vince il Premio della giuria al Festival di Cannes. A vestire i panni del Ballard protagonista della storia troviamo James Spader.

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E per rimanere in tema di incroci tra cinema e letteratura, David Cronenberg recitò a sua volta in Cabal (titolo originale Nightbreed), film horror del 1990 diretto da Clive Barker e tratto dal proprio romanzo.

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David Cronenberg e Craig Sheffer in una scena di Cabal
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È difficile parlare in momenti drammatici cercando di non risultare patetico. Il silenzio è eloquente quanto le parole. Ma tacere non voglio, e spero vivamente di non risultare patetico.

Ho ripescato, dal mio marasma fotografico, due immagini scattate dal monte Lastia di Framont. Era una bella giornata di metà settembre 2011 (uno dei tre mesi magici per salire in quota se ami la montagna) e immortalai Agordo e Taibon Agordino.

Il comprensorio del Civetta-Moiazza è parte di me, e molte mie poesie sono nate tra quei sentieri dolomitici, seduto su qualche masso a prendere il sole in compagnia di camosci e marmotte, o chiacchierando con qualche altro solitario come me.

Belluno è la provincia in cui ho deciso di ricominciare la mia vita azzerando molte situazioni. Se si amano bellezza e natura provincia migliore non c’è, credetemi.

Sono giorni che la provincia è martoriata dal maltempo, e la pioggia sembra voglia durare in eterno. L’Agordino, più di altre valli, ha subìto, e sta vivendo, una situazione difficile. Prima un incendio spaventoso, poi acqua e vento devastatori.

E qui mi fermo, lasciandoti le due immagini di cui ti parlavo poche righe sopra. La prima è una vista su Agordo, la seconda su Taibon Agordino e la Valle di San Lucano.

Ora è tutto diverso…

P.S. sotto le immagini troverai un link; a volte basta poco.

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Se hai voglia di donare anche solo un caffè a chi sta vivendo momenti drammatici, lascio un utile link della Regione Veneto. Clicca QUI!

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Ricordo

Lo incrocio con cadenza quasi regolare. Ha lo sguardo leggermente triste, e il cagnolino al seguito. Il nome, come mia consuetudine, non lo ricordo e sul suo, in particolare, è calata una nebbia fitta. Eppure…

Eppure ricordo il giorno in cui lo conobbi: 07 dicembre 2017.

Ricordo una ragazza di origine spagnola. Teneva stretto al petto con la mano sinistra il proprio, di cagnolino. Nella destra reggeva una sigaretta. Lasciò si consumasse in una lenta e bruciante consunzione senza mai fare un tiro.

Ricordo madre e figlia (nella mia testa honduregne) dall’accento centro-sudamericano. Stupende nella loro creola bellezza. Sei muy dolze, ripeteva la madre guardandomi – sudato e puzzolente come un caprone – in quel pomeriggio velato di grigio. Pareva volesse abbracciarmi dalla commozione. Io, ciondolante davanti all’unico ufficio vuoto e spento del canile di Belluno, cercavo di calmare un povero cagnolino. Lo stesso cagnolino che incontro in compagnia dell’uomo dallo sguardo triste.

Chissà se quegli occhi si velano di tristezza nel vedermi. La condivisione di un momento particolare ci lega, e ci allontana. Inevitabilmente. Ci scambiamo un sorriso indeciso e proseguiamo, ognuno per la propria strada.

Forse passerà ancora del tempo prima che si riesca a scambiare qualche parola. È naturale. È, comunque, il nostro addolorato segreto.


P.S. quella stessa sera avrei presentato per la prima volta Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti, e se siete curiosi di scoprire qualcosa, vi basta cliccare QUI

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riepilogo mese di agosto

8Agosto è stato un mese poco produttivo, e il blog ne ha risentito. Comunque, la mia traccia l’ho lasciata. Ho presentato Indossatrice, poesia presente nella mia silloge Di luce e di oscurità. Ho postato alcune fotografie in i signori delle 5 Torri; e mi sono abbandonato a qualche riflessioni in Il mio kung fu è il migliore, e Amburgo.

Nella sezione Informazioni ho inserito la rubrica le vostre voci in cui raccolgo le vostre opinioni in giro per i siti web riguardante i miei libri. Spero aumentino in modo esponenziale, e soprattutto siano uno stimolo per avvicinarmi ai miei lavori.

P.S. ho aperto anche un profilo in instagram. Se amate la fotografia spero vi piacciano i miei scatti!

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Amburgo

Nelle serate estive e piovose come quella odierna, la mia mente percorre stralci di strade, e rivisita panorami offuscati dei quartieri di Amburgo.

Non conservo fotografie né aneddoti edificanti, solo ricordi (a volte penosi).

Rimembro attese, e incontri assurdi. Sorrisi libidinosi, e vuoti monetizzati in euro.

Erotisch Bazar nacque dall’incontro di tutto ciò. Ricordo falsato di una città a me, comunque, cara.
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P.S. ad Amburgo incontrai Biff Byford, storico leader e cantante dei Saxon quindi – mi sembra doveroso – la prima parte della colonna sonora di questo breve articolo, sarà sulle note di un classico della band britannica: Princess of the night.

La seconda parte invece è sulle note degli Helloween, il gruppo più importante di Amburgo, e questa è Victim of fate.