Nona Fernández

Nona Fernández. Inizio con un nome, e una domanda: siete mai stati folgorati dall’opera di qualche artista?

È una sensazione quasi liberatoria —  io la vivo in tale modo. È come se un peso si sciogliesse nell’animo, e una finestra venisse aperta su nuovi panorami.

Quella sensazione mi è capitata leggendo alcuni libri, o conoscendo a fondo la filmografia di qualche regista. Nona Fernández, con le sue opere, rientra nella lista di quegli artisti capaci di trasmettermi emozioni ed esperienze.

Ho “scoperto” casualmente i suoi lavori poco tempo fa. Cercavo una piccola casa editrice specializzata in letteratura sudamericana, e mi imbattei nel sito di Edicola Ediciones. Spulciai tra le sue pubblicazioni, e venni attirato da un titolo: Space invaders — da bambino ho giocato spesso con quel videogioco, e l’idea di leggere un romanzo battezzato con quel nome mi divertiva.

Sono stato folgorato! Ho riletto Space invaders (ne parlo a questo link: Space invaders di Nona Fernández (Edicola Ediciones, 2015 – traduttore Rocco D’Alessandro)) due volte di seguito vinto dalla bellezza e dalla delicatezza con cui Nona Fernández descrive la propria memoria, e quella cilena. In seguito ho letto La dimensione oscura (Gran Vía) e Chilean electric (Edicola Ediciones) — titoli che mi sento di consigliarvi.

Come dicevo poc’anzi, immergersi nella scrittura di Nona Fernández è una vera esperienza, e proprio per questo non voglio dilungarmi oltre. Mi piacerebbe istillarvi una sana curiosità riguardo a una scrittrice decisamente sopra le righe. Una sana curiosità che, se soddisfatta, può trasformarsi in stupore.

E voi, avete mai provato una folgorazione simile alla mia entrando nel mondo di qualche artista? Sono curioso, e spero di ricevere molte risposte. Condividere le belle esperienze è già di per sé una sensazione unica.
[se cliccate QUI vedrete una breve video-intervista a Nona Fernández]

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1 gennaio

Approfitto di questo momento per farvi gli auguri di buon anno, amiche e amici.

Guardando i dati del 2018 mi sorprendono le visite ricevute in questo blog. E ancor più sorprendente è il fatto che gli articoli con più visualizzazioni parlino di poesia. Il più letto è stato Indossatrice. A ruota segue Dedica. E sul terzo gradino del podio c’è, con mia grande stupore, La bandiera del Cile. Mai avrei immaginato che il mio modesto parere su un libro di poesia potesse comparire tra gli articoli più visualizzati.

N.B. ho pensato che, come primo articolo dell’anno, avrei potuto presentarmi. Giusto per fare un po’ di conoscenza. E così è nato un breve flusso di parole e ricordi. Se siete curiosi cliccate alla voce su di me nella tendina delle informazioni. Oppure cliccate QUI

Storia di Lina

Ieri mattina ho bevuto un caffè, scambiando qualche chiacchiera, in un’osteria che stasera chiuderà in modo definitivo dopo una storia lunga 100 anni.

Ho scritto un articolo che parla di Lina, e di come siano destinati a spegnersi i piccoli paesi di montagna.

Se volete conoscere la storia di questa ragazza potete leggere l’articolo cliccando QUI

Caldo Natale

Lo spirito natalizio è qualcosa di distante da me per tanti motivi. Comunque, per augurarvi delle feste speciali, vorrei condividere questo racconto scelto dalla redazione di Letteratura Horror per la raccolta intitolata Natale horror 2018.

Auguri a tutte e tutti, e buona lettura! 🙂


CALDO NATALE

A Riccardo l’atmosfera natalizia piace. Coi ricordi ritorna alle veglie ansiose in compagnia della sorella. Le corse fuori dal letto. I pacchetti adagiati ai piedi dell’albero. Sono momenti indimenticabili.

«Amore» sussurra Riccardo all’orecchio di Sonia per non farsi sentire dal figlio «voglio che questo Natale sia magico per Carlo. Voglio sia una serata indimenticabile per lui, come lo erano per me».

La moglie gli accarezza il viso e con lo sguardo dice, lo sarà.

«Ecco i primi ospiti» dice Sonia «qualcuno s’è appeso al campanello e pare divertirsi con questo scherzo snervante».

«Zio Utavo» dice Carlo battendo le mani felice per l’arrivo dello zio e per le burlate che solo lui apprezza. Trotterellando incerto nei suoi due anni e mezzo va con la madre alla porta.

«Ecco la mia scimmia» dice lo zio ancora attaccato al campanello. Prende tra le braccia il piccolo e lo fa roteare sopra la propria testa diverse volte; poi lo lascia alle attenzioni degli altri famigliari. Tutti arrivati con puntualità allarmante.

«Per stavolta passi» dice Sonia dando un buffetto sul gomito a Gustavo «ma non farlo più. Ultimamente la piccola fa le bizze ogni notte ed è impossibile chiudere occhio. Se Sabrina dovesse svegliarsi ci pensi tu. Uomo avvisato mezzo salvato!». L’uomo brontola, poi sorride. Sarà un piacere cullarla, pensa.

Cappotti, sciarpe e guanti usati per proteggersi dalla neve vengono ammonticchiati sulla panca d’ingresso, e la famiglia si raduna nella taverna riscaldata da un fuoco vivace e scoppiettante.

«Se qualcuno mi dà una mano fra poco si mangia» dice Sonia facendo segno agli ospiti di sedersi, e Riccardo, stappando la prima di una lunga serie di bottiglie di vino, inizia a servire bicchieri a destra e a manca. Le donne, solidali nel rifocillare gli stomaci vuoti, danno una mano alla padrona di casa servendo i piatti e le pietanze preparate in precedenza.

Allo scoccare delle 20.00 tutti sono seduti al proprio posto pronti per iniziare l’abbuffata. Vengono distribuite pietanze per palati sopraffini, e per stomaci meno delicati. Si svuotano bottiglie con rapidità fulminea, e risate e chiacchiere si susseguono con gioiosità festante.

«Porta a letto la scimmietta» dice Riccardo guardando Carlo ormai ciondolante. Lo prende dolcemente tra le braccia e si avvia al piano di sopra. «Meanote» dice il piccolo senza aprire gli occhi, ricordando così la promessa al padre. Questi gli dà un bacio sulla fronte e risponde meanote. Lo mette sotto le coperte e controlla Sabrina. Dorme beata succhiandosi il pollice.

I dodici rintocchi segnano il momento atteso. La porta della taverna si apre. Carlo entra battendo le mani. «Meanote!».

Le risate sguaiate dei presenti danno al bambino la scusa per saltellare sul posto.

«Fate piano» dice Sonia indicando con il dito il piano di sopra. Si alza felice per la contentezza del figlio, e va a controllare il sonno della piccola.

«Riccardo! Sabrina non c’è più». Il volto sfigurato dall’angoscia l’ha invecchiata di dieci anni in pochi secondi.

Riccardo, balzando dalla sedia le chiede se sia sicura, Magari la bambina è nascosta sotto le coperte. Si muove sempre durante il sonno. Magari…

«Fledo» dice Carlo additando il fuoco nel caminetto «Aina fledo».

Nel marasma generale l’intera famiglia si precipita fuori. Forse la piccola è caduta di sotto. Forse la finestra era aperta. A tre mesi come potrebbe salire sul davanzale, dice Gustavo cercando di far ragionare i presenti. E la neve immacolata ai lati della casa fuga ogni dubbio. La piccola è ancora in casa.

Frugano ovunque. Dentro ogni armadio, sotto ogni letto. Passano in rassegna ogni mobile o pertugio. Di Sabrina nessuna traccia.

«Hai lasciato sul fuoco qualcosa?» chiede zia Ernestina. Ci manca solamente scoppi pure un incendio, pensa preoccupata.

«No» dice Sonia terrorizzata girandosi verso il marito.

«Aina fledo, buò atale» dice Carlo battendo le mani. E saltellando sul posto, indica la stufa con il portello dimenticato aperto.

Crash

Vi è uno strano rapporto che lega noi esseri umani all’automobile. Una simbiosi capace di influire sulle scelte economiche degli Stati industrializzati (vedasi le manovre per sostenere i mercati di settore) o di modificare il nostro modo di vivere e di conseguenza la percezione della realtà. L’automobile è, per antonomasia, il veicolo simbolo di mobilità e libertà (effimera), ed è naturale che questo legame facesse capolino anche nella letteratura investendola con la sua irruenza.
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È il 1973, e James G. Ballard pubblica Crash, romanzo capace di descrivere -meglio di altri, a mio avviso- la morbosità del rapporto uomo/automobile. Il mezzo meccanico, in Ballard, diviene un prolungamento del corpo umano tramutandosi in veicolo per la ricerca del piacere sessuale, e i personaggi alienati, che popolano questa storia, aspirano con frenesia allo scontro automobilistico per raggiungere l’eccitazione. Il mondo di Crash è freddo e meccanico, ma capace di sprigionare pulsioni talmente forti da tramutarsi in veri e propri scontri e l’uomo moderno, decritto da Ballard, si tramuta in involucro vuoto alla continua ricerca di riempimento. L’automobile, per paradosso, diviene il mezzo con cui i personaggi “scoprono” la propria esistenza scontrandosi con le proprie pulsioni.

«In tutto il libro ho usato l’automobile non solo come simbolo sessuale, ma come metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna. […] Il fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovra illuminato, che sempre più suasivamente c’invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico»¹.

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J.G. Ballard

Un paesaggio tecnologico, quello descritto da Ballard, talmente presente nel concreto e nell’immaginario da stravolgere la percezione dell’esistenza stessa. Un paesaggio in cui la tecnologia è l’unico mezzo per raggiungere emozioni e piaceri fisici. Fotografia, quanto mai attuale, del presente dominato dai social-network.

¹ Ballard J.G., Crash, postfazione 1974, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2014

Curiosità:

Rimanendo in tema di scontri automobilistici, vi sono due illustri scrittori morti per le conseguenze di incidenti stradali.

  • Italo Svevo (alias Ettore Schmitz) morì il 13 settembre 1928 per complicazioni sopraggiunte dopo uno schianto dell’automobile, su cui viaggiava con dei familiari, contro un albero a lato della carreggiata nei pressi di Motta di Livenza (TV).
  • Sorte simile toccò ad Albert Camus il 4 gennaio 1960 nei pressi di Villeblein. L’auto su cui viaggiava il premio Nobel, in compagnia dell’editore Henry Gallimard e della moglie e della figlia di quest’ultimo, sbandò per la velocità eccessiva schiantandosi contro un platano.

Nel 1996 David Cronenberg dirige una pellicola, scrivendone anche la sceneggiatura, tratta dal romanzo Crash con cui vince il Premio della giuria al Festival di Cannes. A vestire i panni del Ballard protagonista della storia troviamo James Spader.

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E per rimanere in tema di incroci tra cinema e letteratura, David Cronenberg recitò a sua volta in Cabal (titolo originale Nightbreed), film horror del 1990 diretto da Clive Barker e tratto dal proprio romanzo.

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David Cronenberg e Craig Sheffer in una scena di Cabal

Valbelluna – Alvisiana

Domenica ho redatto la mia prima cronaca di un incontro di pallacanestro femminile. Una prova dura per il sottoscritto, soprattutto per la dinamicità del gioco.

Nonostante mancassero di esperienza, e giocassero contro una squadra forte e “di mestiere”, le ragazze di Belluno hanno dato il meglio fino all’ultimo secondo. Lo spirito sportivo corretto per dimostrare che non sempre conta il risultato!

Se siete curiose/i di leggere la mia cronaca, cliccate QUI.

Pellicole cinematografiche

Buongiorno amiche e amici, oggi vorrei parlare di cinema. È una mia passione, e confesso che amo scorrazzare nel mondo delle pellicole. E così, giusto per farvi entrare nella mia testolina bacata, ho deciso di dirvi quali siano i film che maggiormente hanno influenzato il mio immaginario.
pellicole cinematografiche 1

Ne ho elencati tredici e li ho ordinati per anno di uscita nelle sale. Tengo a precisare che la mia scelta va oltre la trama anche se, le pellicole menzionate, sono fondate su storie meravigliose. Il cinema è immagine, e la carica evocativa di queste opere è stata talmente forte da avermi trasmesso molte sensazioni, a volte contrastanti.

Alcune di pellicole trattano temi forti, fatevi una buona ricerca prima di visionarli. Non è mia intenzione narrarvi la trama o dibattere sul loro contenuto. Posterò solamente il trailer o una sequenza (cliccate sopra al titolo) senza influenzare, in tal modo, la vostra curiosità.
pellicole cinematografiche 2

C’è un’unica cosa ancora da dirvi: buona visione!

  1. Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer
  2. Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman
  3. Due o tre cose che so di lei (1966) di Jean-Luc Godard
  4. Cuore di vetro (1976) di Werner Herzog
  5. Buio omega (1979) di Joe D’Amato
  6. Stalker (1979) di Andrej Arsen’evič Tarkovskij
  7. Possession (1981) di Andrzej Żuławski
  8. Delitto e castigo (1983) di Aki Kaurismäki
  9. Tetsuo the iron man (1989) di Shinya Tsukamoto
  10. Sátántangó (1994) di Béla Tarr
  11. Antichrist (2009) di Lars Von Trier
  12. Guilty of romance (2011) di Sion Sono
  13. Laurence anyways di Xavier Dolan

Ce ne sarebbero tanti altri da inserire, ma questi hanno avuto un maggior impatto visivo-emozionale sul sottoscritto.

E i vostri quali sono? Fatemelo sapere che sono curioso! 😀

Alpina Belluno

Domenica è iniziata, per il sottoscritto, una nuova collaborazione molto interessante e stimolante. Per il Corriere delle Alpi seguirò alcune partite di calcio dilettantistico occupandomi della cronaca e delle interviste a fine gara.

Approdare alla carta stampata, iniziando dallo sport, è una vera e propria sfida. Ma non aggiungo altro, rischio di tediarvi. Per chi fosse interessato a leggere qualche stralcio del mio primo articolo, non rimane che cliccare QUI.

Mobbing

È cominciato un mattino. O per meglio dire, la mia presa di coscienza è iniziata quel mattino.

Mi sveglio con la nausea. Non un post-sbornia, né un malessere dovuto a intolleranza alimentare. Il desiderio di vomitare è forte: un’esigenza. E oltre alla necessità di espellere dal mio corpo una sensazione quanto mai sgradevole, si aggiungono le notti insonni, gli incubi, l’inappetenza, e una forte compressione al plesso solare. Faccio una ricerca in rete (quanto può essere utile, a volte) per capire a cosa siano dovuti i sintomi. Mi crolla il mondo addosso. Ora vedo le cose nitidamente.

Mobbing.

Le continue vessazioni e i piccoli richiami -costanti e a volte ingiustificati- che mi vengono rivolti, a fine giornata divengono una frana travolgente.

Sono imprigionato in uno stadio apatico, e di sottomissione. E lo smacco maggiore è che credevo di essere al riparo da certe logiche intimidatorie.

A mio favore gioca la presa di coscienza: decido di passare all’azione. Mi informo per risolvere, il prima possibile, questo disagio e scopro che le opzioni, per chi firma un contratto a termine, sono poche. Decido di stringere i denti, e andare avanti. Mi si prospettano 22 giorni (compreso oggi, 13/10/2018) prima che il contratto lavorativo scada, e ho trasformato il calendario in un campo di croci (usanza esportata dalla naja). Vivo un lento conto alla rovescia prima di riacquistare la libertà. E impreco contro il tempo, tiranno e malandrino, che si diverte a dilatarsi o restringersi a seconda delle esperienza vissute al momento.

Ho deciso di non dilungarmi oltre, né essere prolisso. Lo scopo è di stimolare la curiosità. Se, leggendo questo piccolo resoconto, vi sorgono domande, non fatevi scrupoli a chiedere. Risponderò, per quanto concerne la mia piccola esperienza. Il mobbing (lo sto scoprendo mio malgrado) è un processo logorante; sia per il fisico, sia per la mente. Meglio conoscerlo prima!

riepilogo mese di Settembre

Eccomi al consueto riepilogo del mese appena trascorso.

Nella home troverete due brevi vicende personali accadute in momenti, lontani tra loro, della mia vita. La prima (Ricordo) è una vicenda triste; mentre la seconda (Ricordo n°2) potrei definirla tragicomica, se ripenso alla sorte toccata alla bistecca.

Nella pagina Sporangi potrete leggere un nuovo componimento intitolato Breve trattato per un nuovo ordinamento sociale. La carnalità, descritta in ogni suo forma, è una costante fissa dei miei ultimi lavori.

E per concludere, a settembre ho parlato di due libri diversi tra loro per tematiche trattate, ma che affrontano entrambi il mondo dei ragazzini. Il primo è Nipponia nippon, romanzo riguardante il problema della sindrome degli hikikomori; mentre il secondo, Space invaders, ci porta nel Cile di Pinochet. Due lavori molto differenti per stile narrativo ma comunque di grande impatto.

Dimenticavo! Di luce e di oscurità è finalista a Il Modernismo, Concorso di poesia dedicato a Ezra Pound. Il 21 ottobre verrà stilata la classifica conclusiva (al momento sono tra i primi sei) e così saprò quale lode spetta al mio libro. Motivo in più, care amiche e cari amici, di scoprire la mia poetica. Per chi fosse interessata/o ad avere notizie, nella sezione Contatti potrà trovare gli indirizzi per pormi domande o curiosità, o per richiedermi una copia con dedica dei miei libri.

E come dicono gli amici friulani: mandi!

Ricordo

Lo incrocio con cadenza quasi regolare. Ha lo sguardo leggermente triste, e il cagnolino al seguito. Il nome, come mia consuetudine, non lo ricordo e sul suo, in particolare, è calata una nebbia fitta. Eppure…

Eppure ricordo il giorno in cui lo conobbi: 07 dicembre 2017.

Ricordo una ragazza di origine spagnola. Teneva stretto al petto con la mano sinistra il proprio, di cagnolino. Nella destra reggeva una sigaretta. Lasciò si consumasse in una lenta e bruciante consunzione senza mai fare un tiro.

Ricordo madre e figlia (nella mia testa honduregne) dall’accento centro-sudamericano. Stupende nella loro creola bellezza. Sei muy dolze, ripeteva la madre guardandomi – sudato e puzzolente come un caprone – in quel pomeriggio velato di grigio. Pareva volesse abbracciarmi dalla commozione. Io, ciondolante davanti all’unico ufficio vuoto e spento del canile di Belluno, cercavo di calmare un povero cagnolino. Lo stesso cagnolino che incontro in compagnia dell’uomo dallo sguardo triste.

Chissà se quegli occhi si velano di tristezza nel vedermi. La condivisione di un momento particolare ci lega, e ci allontana. Inevitabilmente. Ci scambiamo un sorriso indeciso e proseguiamo, ognuno per la propria strada.

Forse passerà ancora del tempo prima che si riesca a scambiare qualche parola. È naturale. È, comunque, il nostro addolorato segreto.


P.S. quella stessa sera avrei presentato per la prima volta Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti, e se siete curiosi di scoprire qualcosa, vi basta cliccare QUI

riepilogo mese di agosto

8Agosto è stato un mese poco produttivo, e il blog ne ha risentito. Comunque, la mia traccia l’ho lasciata. Ho presentato Indossatrice, poesia presente nella mia silloge Di luce e di oscurità. Ho postato alcune fotografie in i signori delle 5 Torri; e mi sono abbandonato a qualche riflessioni in Il mio kung fu è il migliore, e Amburgo.

Nella sezione Informazioni ho inserito la rubrica le vostre voci in cui raccolgo le vostre opinioni in giro per i siti web riguardante i miei libri. Spero aumentino in modo esponenziale, e soprattutto siano uno stimolo per avvicinarmi ai miei lavori.

P.S. ho aperto anche un profilo in instagram. Se amate la fotografia spero vi piacciano i miei scatti!

Indossatrice

Indossatrice, vincitrice del 2° premio al Trofeo Gatticese della Arti 2017, è tratta dalla silloge Di luce e di oscurità.

Amo questa poesia per: la malinconia, la sensualità, la sintesi. Spero vi piaccia. Mi auguro vi avvicini alla mia poetica, e alla mia prosa.


Vestirai ancora

la tua scialba bellezza,

o ti spoglierai

di tutte le bugie?

Sfoggi ovunque

un malinconico sorriso

illudendoti che l’amore

sia un sospiro passeggero.

Lillian Bassman. 1951
Lillian Bassman – 1951

riepilogo mese di luglio

riepilogo mese di luglio

Amiche e amici eccomi a esporvi un breve riepilogo del mese appena trascorso.

Nella bacheca sono apparse una poesia (Biancaneve), una delle mie solite divagazioni a cavallo tra racconto e pensiero(Pravda – Правда), e due serie di scatti fotografici in luoghi e momenti completamente differenti (Poesia in immagine e Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi).

E che altro? Come abitudine consolidata nell’ultimo periodo, ho parlato di alcuni libri letti nel mese appena sfumato. Nella sezione sporocisti (libri, ma non solo) troverete un manuale di scrittura creativa Elementi di stile nella scrittura, un poemetto molto interessante quale La bandiera del Cile, un classico della letteratura italiana del ´900 (Fontamara), e due raccolte di racconti: Il giorno prima della partita, e Valporno (quest’ultima, se amate le storie forti e non convenzionali, può fare al caso vostro).

Non mi resta che salutarvi augurandovi un buon agosto e mi raccomando, rimanete sintonizzate/i perché ci sono novità in vista, e magari le svelerò!

P.S. il quesito posto in comunicazione di servizio è sempre valido. Se avete suggerimenti sono sempre ben accetti 🙂

Pravda – Правда

Vengo coinvolto in un innocente gioco in facebook, e accetto. Per 10 giorni dovrò pubblicare la copertina di un libro, per me fondamentale e che sicuramente rileggerò in un prossimo futuro, nominando una persona per coinvolgerla in questa catena simpatica e innocua. Un modo divertente per scoprire, o riscoprire, libri interessanti e particolari, ed entrare in contatto con le letture fondamentali altrui.

Scelgo il primo romanzo, nomino un’amica, carico la copertina.pravda 3

Scatta il blocco di 72 ore. Per tre giorni non potrò interagire in alcun modo nella piattaforma sociale. È la seconda censura in cui incappo. La prima, avvenuta poche settimane prima, mi aveva bloccato per 24 ore.

L’errore, è mio. Sbadato e superficiale, ho scordato le regole della piattaforma. Come si è soliti dire in Veneto commettendo una leggerezza: mona mi (si pronuncia come la traduzione di amico mio in francese, anche se il significato è “leggermente” differente).

Le copertine incriminate sono le seguenti (perché, anche nel primo caso, l’immagine di un libro ha sancito la mia condanna):

Libere mi è costato, come dicevo poc’anzi, 24 ore; la casa delle belle addormentate, 72.

Il nudo, in faccialibro, non è permesso anche se non vi è traccia di erotismo o di eccitazione per eccitazione. Il nudo è censurato anche se, come nei casi appena mostrati, è la sensualità a farla da padrona. Comunque sia, ho sbagliato, ma…

Provate a entrare in qualsiasi pagina o profilo pubblico di politici, giornalisti, personaggi dello spettacolo, gruppi pro o contro qualcosa, eccetera eccetera, e leggete i commenti. Odio e rabbia abbondano come acqua nell’oceano. In molti casi li definirei imbarazzanti per la violenza che esprimono.

La censura -in questi casi- non scatta. Insulti gratuiti, per non parlare di espressione verbali ancor più gravi, sono tollerati. L’immagine di un seno femminile no.

Nel mio frullatore (ovvero la mia testa) scatta una riflessione.

Tutti abbiamo un corpo composto di carne. Prima di essere spirito, siamo carne. La nostra esistenza è carne. Però, strano a dirsi, sembra non venga riconosciuta, questa nostra essenza puramente materiale.
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L’immagine di una parte corporale denudata destabilizza il nostro sistema tanto da indurci a costruire muri mentali dietro a cui tutti (chi più chi meno) corriamo a nasconderci. E non avviene solo per immagini puramente sessuali. La vista della nudità, anche qualora sia innocente, è capace di risvegliare in noi sensi di pudore (sentimento nobile e da rispettare) e di censura.

Per comportamenti violenti il processo non si ripete. Si alzano voci di protesta e di condanna ma il procedimento, per uno strano meccanismo, si inverte. Soffermatevi, senza preconcetti, a leggere i commenti delle persone che si ergono a paladini della non violenza, e scoprirete espressioni verbali dello stesso tenore di quelle denunciate.

Violenza e odio si auto-alimentano, e in contemporanea si nutrono delle voci che vorrebbero combatterle. È aberrante. Siamo giunti a un punto di non ritorno (mi auguro di prendere una cantonata colossale).

Credo nella libera espressione, e giudico il politicamente corretto ipocrita e falso. Nonostante ciò mi chiedo, notando certi comportamenti, quale debba essere il confine, e come debba essere gestito. In una società evoluta e matura la “censura” dovrebbe provenire dall’individuo stesso.
pravda

Penso che la vera libertà stia nella capacità di gestire i confini del lecito e dell’illecito, giocandoci a piacimento senza offendere, o creare imbarazzo, al prossimo. Semplice e puro buon senso.

Ho come l’impressione che qualcosa ci sia sfuggito di mano.

Ripeto: l’artefice dei miei sbagli sono io avendo pubblicato immagini contravvenenti alle regole, e il blocco, tutto sommato, è giusto. Nulla però mi vieta di domandare come sia possibile la condanna di un seno, e non di alcune forme d’aggressività. Perché, e ne sono convinto, la violenza verbale può nuocere tanto quanto, se non maggiormente, quella fisica.

Forse, come spesso accade, tendo a estremizzare, e le mie sono pure e semplici deviazioni mentali. O forse no.
pravda 2

Se siete giunte/i alla fine di questa pappardella mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero chiedendovi un’unica cosa: non commentate riferendovi a personaggi politici o pagine specifiche. Non diamo importanza a persone, o atteggiamenti, che non meritano le nostre energie.

riepilogo mese di giugno

giugnoNel mese giugno, lo confesso, ho leggermente trascurato il blog. La vena creativa è un flusso incostante, e quando s’è presentata, l’ho sfruttata in altri progetti. Ma non disperate, qualcosa è comunque comparso in questo mio piccolo mondo. Per esempio, nella home, oltre alla poesia Si avvicina l’estate potrete trovare il racconto/riflessione Sono figlio, sono maschio, e un piccolo ricordo del periodo militare intitolato Anthrax.

Nella sezione germi è nato un nuovo un nuovo haiku, il n°08, mentre nella sezione sporocisti, dedicata alle recensioni dei libri, ho parlato di tre volumi. Libere di Héléna Marienské, un inno violento dedicato al femminismo moderno; Le volpi pallide di Yannik Haenel, un romanzo anarchico con una forte critica alle politiche attuali; e Note sul cinematografo di Robert Bresson, una raccolta di aforismi annotati durante una vita spesa nell’arte cinematografica. E parlando del volume di Bresson, ho avuto modo di svelare una delle mie passioni: il cinema.

Come sempre, spero di aver solleticato la vostra curiosità. Se avete letto uno di questi libri sono curioso di conoscere il vostro parere, e se volete scrivermi i vostri pareri riguardo pensieri, poesie, e racconti, sarò felice di interagire con voi. Buon luglio a tutte/i 😀