Buonanotte Oreste

Il piano per la serata era semplicissimo: uscire dall’ufficio con passo spedito, salire in automobile con destinazione casa, invitare Gisella al ristorante, e infine fare una passeggiata nel centro storico, magari bevendo qualcosa di fresco in un localino tranquillo e accogliente.

A priori è semplice fissare una meta e stabilire tutti gli spostamenti in base ad essa; il problema risiede nell’interferenza dei fattori esterni.

Un fattore può essere individuato nel caldo insolito presentatosi nei primi giorni di aprile, capace di stenderti come un colpo alla testa. Un altro ancora è rappresentato dalla figura del direttore (stronzio patentato come pochi) che ti accoglie in ufficio con una sfilza di pratiche da evadere, tra l’altro tutte urgenti e inderogabili, con la peculiarità di mandarti in palla il sistema nervoso.

O forse è una concomitanza di entrambe le cose, e ti accorgi quanto sia inutile pianificare progetti, a breve o luno termine, se il mondo sembra intenzionato ad accanirsi su di te.

Uscendo dall’ufficio con il morale sotto i tacchi, e aggredito dal caldo anomalo, ti accordi d’essere propenso per fare una capatina, veloce veloce, al bar. Una sola birra rinfrescante per spegnere quel formicolio, alquanto fastidioso, che si manifesta immancabilmente alla base del collo durante le giornate più nere. Poi, in ordine, ristorante e passeggiata con Gisella. Tutto secondo programma.

Fai il tuo ingresso nel locale con passo baldanzoso e lo sguardo rivolto al cielo. Ti dirigi al solito sgabello. Quello in fono al bancone da cui puoi scrutare tutti i presenti nel bar, e mostrando due dita a Marietto gli fai capire al volo i volere il solito.

Il solito. Sei qualcuno con stile se non hai bisogno di proferire parola per ordinare quello che berrai. Lì dentro sei un’autorità.

Se vuoi sapere come va a finire la capatina al bar di Oreste è semplicissimo: ti basta richiedere una copia di Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti compilando il MODULO CONTATTI.

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Jean-Luc Godard

[…] Io non credo di saper parlare; per esempio, quando ho poco da dire, parlo molto; e così la gente pensa che abbia molte cose da dire, mentre invece è il contrario. Faccio come la televisione, se vogliamo. Alla Tv si parla molto per dire poco, o perché del molto resti soltanto qualcosa. […]

Jean-Luc Godard “introduzione alla vera storia del cinema”

Nel profondo del midollo

A essere sincero, nel profondo del midollo mai donato, una linea di demarcazione non ce la metto. Forse sono stufo dei soliti confini intangibili; magari ho voglia di spaziare senza limitazione alcuna. Sta di fatto che quella linea non ce la metto.

Steccati; mura; confini; restrizioni; ansie; paure; solitudine; tristezze; etichette; aggettivi; eccetera.

Mille parole per descrivere il medesimo concetto: contenimento.

Ieri dialogavo col vento inscenando pose candide e innevate. «Ho bisogno dell’illimitato» mi confidava; «un tenue soffio vitale per tornare a respirare, tutto qua».

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La mia fede

A volte
la mia fede cammina
lungo strade polverose.

I sassolini
tra le pieghe dell'anima
premono sul tallone dolente.

Una volta, una sola,
ebbi un padre;
ora non più.

Ma in quell'unica volta
levò da me la lordura
di storture polverose.

A volte
la mia fede cammina
lungo strade parallele e riflessive,
e le pieghe dell'anima
s'alleviano un po'.
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Liezi

Tu ti diverti nel vedere che le cose sterne non restano sempre le stesse e non ti rendi conto che anche noi non rimaniamo sempre gli stessi. Tu ti applichi al viaggiare esteriore e non sai che esiste il contemplare all’intrno di sé. Chi viaggia all’esterno cerca nelle cose ciò che gli manca, chi sa contemplare interiormente tova in sé il proprio appagamento. Trovare in sé il proprio appagamento: ecco il viaggiare perfetto. Trovare appagamento nelle cose esterne: ecco il viaggiare imperfetto.

Liezi
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Seta

Scritta in un pomeriggio nevoso, Seta racconta dei silenzi indagatori; delle vertigini nate nei propri pensieri; della bellezza nello sfiorarsi.

Scrissi questi versi ripensando a uno sguardo femminile lontano nel tempo. Uno sguardo perduto, mai scordato.

SETA

È nella lucidità specchiatasi nell’iride

se riesco a compitare frasi e ragionamenti

di forma compiuta.

per giungere a ciò

faticai arrovellandomi tra stupidi demoni insaziabili,

e pensieri preconfezionati saccheggiati

alle ignave passanti.

Ho tessuto una trama talmente fitta

negandomi ogni min imo spiraglio di sole,

guadagando, al contempo, chiarezza in punto croce.

Se nelle giornate morte sembro spento,

non straziarmi l’anima.

Rammenta di quando confezionammo

questo nuovo stato

intessuto di piacevoli ricordi. Quel giorno

la neve si fece fitta, e il tuo sorriso candido;

il fuoco lambiva le vesti,

e le mie carezze per te erano seta.

Alessandro Chiesurin – Viscerotica

Seta è presente in VISCEROTICA, disponibile in tutte le piattaforme di vendita libri. Oppure puoi chiedere una copia con dedica compilando il modulo CONTATTI.

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Hung Ying-ming

Quando i tuoi pensieri sono tristi e disordinati, dovresti essere cauto e attento.

Quando i tuoi pensieri sono assillanti e inquieti, dovresti essere rilassato e composto.

In caso contrario, anche se tu fossi in grado di superare un periodo di depressione, la confusione dell’indecisione non finirà per imporsi di nuovo?

Hung Ying-ming

solitario

Sono un animale solitario, fino dalla tenera età. Ho ricercato, e convissuto molto con la solitudine, compagna di viaggio amata, odiata, derisa, e maledetta. A volte mi fa apprezzare la ompagnia, altre mi ricorda di quanto sia più interessante dialogare con me stesso per sondare i pensieri e i sentimenti.

La solitudine è una peculiarità che sento mia ma, a oggi, non ho ancora raggiunto la solitudine giusta.

Non si è ancora arrivati alla solitudine giusta, quano ci i occupa di sé stessi.

Karl Kraus

parlo di lei

Parlo di lei in quanto lavora nello stabile in cui sono impiegato. Parlo di lei perché quel suo modo di “esprimersi” ha innescato una serie di domande che, nel tempo, hanno prodotto in me riflessioni e decisioni significative.

Osservare gli altri è un veicolo per indagare sé stessi, dicono, e lei, di cui non conosco nome né età, rappresenta un ottimo specchio su cui riflettere/riflettermi.

Due anni circa è lo spazio temporale di questa “conoscenza” virtuale. Due anni in cui, salvo rare eccezioni, non son o riuscito a cogliere il suo sguardo.

1) indossa sempre occhiali dalle lenti fumé

2) i suoi occhi sono incollati al telefonino

L’osservo scendere dall’automobile con lo smartphone incollato al palmo come fosse un prolungamento del suo corpo. La sua attenzione è tutta raccolta lì, su quella mano. Snobba la portiera quando la chiude, né presta attenzione alla strada mentre l’attraversa – per fortuna la via è cieca e transitano pochi veicoli. Percorre il tragitto digitando compulsivamente, e sale le scale, gradino dopo gradino, sempre con gli occhi puntati sul piccolo schermo.

A memoria, credo di averla guardata tre volte negli occhi in questi due anni: piccola concessione da parte dello smartphone.

Osservandola, ho indirizzato l’attenzione su me stesso. Quante volte, inconsciamente, ho allungato il braccio in cerca del telefono alla ricerca di conferme ?! Quanto tempo spreco alla ricerca dell’insignificante e quanto permetto a certe piattaforme di deformare la mia personalità?

Osservarla mi aiuta ad analizzarmi, e agire di conseguenza. Imparo a staccare la connessione dalla rete, e a fare una drastica pulizia del web inutile.

E grazie a lei capisco quanto possano essere tossiche certe relazioni, che si riferiscano a un compagno/a, a un rapporto lavorativo, o sostanze varie.

Lei mi mostra cosa sia l’alienazione e, per ricordare a me stesso quanto sia più elettrizzante la realtà, prima di entrare in atelier alzo lo sguardo sulle Dolomiti e fischio i cani al di là della strada che, felici o infastiditi di vedermi, abbaiano senza ritegno.

P.S. ho battezzato i miei vicini canidi “i 4 cavalieri dell’Apocalisse” perché, quando sfreccia un ciclista, si lanciano in una cavalcata fiera e imperiosa.

è durante la domenica

È durante la domenica che percepisco il vuoto. Osservo di sghembo le persone mascherate fuori dalla chiesa, e mi domando perché il loro rispetto religioso trasudi soggezione per l’ignoto. E poi ci sono visi assonnati diretti al bar per rilassare pensieri spaiati, altri diretti in quota per sfogare la passione sugli sci. Un ciclista sfreccia tinto di fango, un anziano cade di faccia sl marciapiedi rialzandosi illeso. Automobili, poche; ciance, solo superficiali.

È durante la domenica, soprattutto al mattino, che riesco a percepire il vuoto, anche dentro me. È il momento pr tirare somme, e depennare progetti.

È domenica. È il vuoto.

a noite do mundo

Deixa que a escuridão se instale completamente sobre a terra

e acende só entãoo pequeno candeeiro

para que a tua sombra encontre a noite do mundo.

Luís Filipe de Castro Mendes


Lascia che l’oscurità s’insedi del tutto sulla terra

e solo dopo accendi il piccolo lume

perché la tua omba incontri la notte del mondo.

(traduttrice Chiara De Luca)