Buonanotte Oreste

Il piano per la serata era semplicissimo: uscire dall’ufficio con passo spedito, salire in automobile con destinazione casa, invitare Gisella al ristorante, e infine fare una passeggiata nel centro storico, magari bevendo qualcosa di fresco in un localino tranquillo e accogliente. A priori è semplice fissare una meta e stabilire tutti gli spostamenti in base ad essa; il problema risiede nell’interferenza dei fattori esterni. Un fattore può essere individuato nel caldo insolito presentatosi nei primi giorni di aprile, capace di stenderti come un colpo alla testa. Un altro ancora è rappresentato dalla figura del direttore (stronzio patentato come pochi) che ti accoglie in ufficio con una sfilza di pratiche da evadere, tra l’altro tutte urgenti e inderogabili, con la peculiarità di mandarti in palla il sistema nervoso. O forse è una concomitanza di entrambe le cose, e ti accorgi quanto sia inutile pianificare progetti, a breve o luno termine, se il mondo sembra intenzionato ad accanirsi su di te. Uscendo dall’ufficio con il morale sotto i tacchi, e aggredito dal caldo anomalo, ti accordi d’essere propenso per fare una capatina, veloce veloce, al bar. Una sola birra rinfrescante per spegnere quel formicolio, alquanto fastidioso, che si manifesta immancabilmente alla base del collo durante le giornate più nere. Poi, in ordine, ristorante e passeggiata con Gisella. Tutto secondo programma. Fai il tuo ingresso nel locale con passo baldanzoso e lo sguardo rivolto al cielo. Ti dirigi al solito sgabello. Quello in fono al bancone da cui puoi scrutare tutti i presenti nel bar, e mostrando due dita a Marietto gli fai capire al volo i volere il solito. Il solito. Sei qualcuno con stile se non hai bisogno di proferire parola per ordinare quello che berrai. Lì dentro sei un’autorità.

Liezi

Tu ti diverti nel vedere che le cose sterne non restano sempre le stesse e non ti rendi conto che anche noi non rimaniamo sempre gli stessi. Tu ti applichi al viaggiare esteriore e non sai che esiste il contemplare all'intrno di sé. Chi viaggia all'esterno cerca nelle cose ciò che gli manca, chi sa contemplare interiormente tova in sé il proprio appagamento. Trovare in sé il proprio appagamento: ecco il viaggiare perfetto. Trovare appagamento nelle cose esterne: ecco il viaggiare imperfetto.

Hung Ying-ming

Quando i tuoi pensieri sono tristi e disordinati, dovresti essere cauto e attento. Quando i tuoi pensieri sono assillanti e inquieti, dovresti essere rilassato e composto. In caso contrario, anche se tu fossi in grado di superare un periodo di depressione, la confusione dell'indecisione non finirà per imporsi di nuovo?

parlo di lei

L’osservo scendere dall’automobile con lo smartphone incollato l palmo come fosse un prolungamento del suo corpo. La sua attenzione è tutta raccolta lì, su quella mano. Snobba la portiera quando la chiuse, né presta attenzione alla strada mentre l’attraversa – per fortuna la via è cieca e transitano pochi veicoli. Percorre il tragitto digitando compulsivamente, e sale le scale, gradino dopo gradino, sempre con gli occhi puntati sul piccolo schermo