Stamattina la pioggia era furiosa

Tra le 4 e le 5, stamattina, la pioggia er furiosa. Pareva volesse fare tabula rasa. L’acqua non basta a togliere il sudiciume, serve anche una mano decisa e operosa.

Poi è arrivato il vento arrogante. La pioggia furiosa s’è placata, e l’ululato ha inghiottito tutto.

È piacevole ascoltare l’irruenza di pioggia e vento; si ha quasi la sensazione che, allungando le braccia e mulinando le mani, si possa afferrare quella potenza e usarla per ripulire i pensieri.

«Sei rigido» mi dicono a volte ma, se così fosse vero, quello stesso vento che spirava stamattina m’avrebbe spezzato.

«Mi piego» sono solito dirmi «adattandomi al tumulto che impera conscio che, non appena Eolo si sarà placato, riprenderò la mia forma originale, ma con nuova consapevolezza».

E mentre il vento mi piega, guardo la mia realtà da nuove prospettive, e scruto la mia profondità servendomi della superficialità altrui.

Stamattina la pioggia er furiosa quanto me, e il vento ha tentato di spezzarmi, inutilmente.

È vero, a volte sono rigido, e nella mia rigidità mi piego gli eventi, assecondandoli.

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