RIFLESSIONE SUL MONDO DELLA PICCOLA EDITORIA (PARTE 2ª)

Vengo contatto, tramite instagram, da un agente di una casa editrice laziale. Dice di aver letto qualche mio componimento in rete, e domanda se sia interessato a far parte di un’antologia. Perché no, penso tra me, e chiedo lumi a riguardo.

L’idea era di ricostruire un piccolo racconto sullo scambio di messaggi, poi ho deciso di pubblicare le schermate del telefono in modo che possiate farvi un’idea di cosa si va incontro con coloro che si definiscono “editori”.

I nomi sono volutamente nascosti ma, se avete voglia di conoscere chi siano queste persone, potete scrivermi nel box CONTATTI, e vi risponderò con piacere.

E mi piacerebbe sapere le vostre opinioni e discuterne 🙂

24 pensieri riguardo “RIFLESSIONE SUL MONDO DELLA PICCOLA EDITORIA (PARTE 2ª)

  1. discuterne? a parer mio non c’è null’altro da aggiungere se non che non sono nemmeno una tipografia ma, 95 su 100 si appoggiano ad Amazon anche per la stampa.
    Amazon non chiede nulla per mettere in rete gli ebook ma per le stampe sì.

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    1. Siamo una civiltà amasbronz dipendente…
      A parte la professionalità inesistente (non mi è stato chiesto di mandare uno straccio di manoscritto), a me ha fatto specie il prezzo gonfiatissimo del volume.
      Se questi trovano qualcuno disposto a pagare si fanno un lautissimo guadagno solo grazie a qualche messaggio ingannevole

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      1. Lo trovano, lo trovano, Ale. Troppa gente ha velleità di poeta senza averne la stoffa.
        Amaz, con la sua politica di pubblicazioni facili e non controllate, vende illusioni. E i furbetti viaggiano su fibra ottica 😉
        Il prezzo del volume è gonfiato sì, ma è molto meno di quanto a volte chiede un editore “vero”. So di cifre assurde.
        Buongiorno 🙂

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  2. Quello che mi stupisce è che vi siano molti professionisti che non vengono presi in considerazione e migliaia di ciarlatani che buttano l’amo in mare e ovviamente aspettano che abbocchino persone non in grado di capire cosa ci sta sotto. In conclusione la storia è…una persona qualunque che cerca di far soldi con gli scritti degli altri, forse mastica di marketing sui social, spinge con 0.50€ di euro al giorno, senza garantire vendite ne feedback positivi. Direi che mi spiace per chi abboccherà…forse non così tanto in realtà.

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      1. su questo non metto dubbio alcuno, il mio “forse non così tanto in realtà” era a denti stretti. Le ossa in qualche modo si devono fare, i furbi c’erano anche quando era solo carta stampata, ora il mare è diventato oceano e soprattutto i giovani son quelli che abboccano per primi, trascinati da un amo che luccica di notorietà facile. Nulla è gratis e come si dice da me in Veneto ma lo traduco in italiano “nemmeno il cane scodinzola per nulla”.

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  3. Il problema di questa gente è che gioca sulla vulnerabilità di un autore. È anche vero, che dall’altra parte, c’è chi non si informa.
    Quello che fanno, come ad esempio le EAP, è tutto legale, ma non etico.

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      1. Molti, anche se hanno quel tipo di contratto in mano, cadono nel tranello. Ci dovrebbe essere impegno da parte degli autori nel conoscere cosa c’è dall’altra parte e non fermarsi solo a ciò che fanno.

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      2. A volte serve sbattere la testa per imparare. Non sempre è un male. Basterebbe chiarezza subito, e non ci sarebbero problemi. Pagare un servizio ci sta, l’importante è sia fatto con qualità

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