L’intimità

L’intimità, nella mia visione, può essere descritta attraverso due gesti quotidiani: lo yoga, e dormire con una persona. E il motivo è presto detto.

Una conoscente frequentata in un passato poco remoto più volte espresse il parere che dovessi reiventarmi maestro di yoga. A suffragio di tale idea esponeva la propria convinzione mediante due semplici parole: sei bravo. Da cosa derivasse tale certezza non l’ho mai capito perché, la suddetta, mai ha assistito alla mia pratica quindi, mancando di dati oggettivi, la sua idea era priva di fondamenta. Sono bravo? No. Costante? Sì, o mi impegno per esserlo. Ai miei continui “non mi interessa” la persona in questione mai ha sondato i motivi di tale fermezza e, se si fosse degnata di chiedere cosa rappresentasse per me lo yoga, invece di insistere su quali fossero le proprie aspirazioni, avrebbe scoperto che la pratica di questa disciplina è, per il sottoscritto, un momento di intimità. Il senso di introspezione durante gli esercizi, e l’intima libertà che caratterizza il risveglio fisico e mentale, hanno sempre cozzato contro il muro che si crea nella pratica con altre persone. Aggiungo inoltre che svolgo questa disciplina in completa nudità, anche durante l’inverno, prima ancora di riscaldare casa, e quindi la presenza altrui risulterebbe ancor più un’invasione alla mia intimità (e aggiungo che vestirmi per fare gli esercizi è come nuotare con le braccia legate). Intimità “sacra” che ritrovo anche in un’altra pratica quotidiana. E qui il discorso si fa ancora più specifico.

Dormire con una persona, e intendo proprio l’atto di addormentarsi e non quell’espressione che equivale a dire per “fare l’amore” o “fare sesso” è qualcosa di unico. Per quanto possa piacermi una persona, e per quanto la desideri, se tra questi sentimenti non c’è anche il desiderio del risveglio accanto a tale presenza al mattino, allora sono conscio che proverei un senso di violazione alla mia intimità.

Le prime ore del mattino, momento in cui corpo e mente si riaffacciano alla realtà, sono talmente private e intense che è impensabile concederle a chiunque. La nudità, a confronto, è poco cosa. È solo carne esposta agli sguardi e, se si è in pace col proprio corpo, la si può definire un gesto naturale (se nell’altro/a non crea imbarazzo). Il risveglio per me è vera intimità. È una breve rinascita a base di consapevolezza e, proprio come lo yoga, un momento che va condiviso solo con una persona veramente speciale. Come lo sono tutti quei momenti in cui ci si spoglia delle maschere e delle convenzioni sociali.

Cronaca di un assembramento annunciato

Ieri alle poste c’era l’assembramento, lo hanno portato di forza. Gente che si intrufolava senza permesso. Chi se ne usciva dicendo ho dentro mio fratello figlio unico. E chi, come il sottoscritto, se la rideva domandandosi se il locale era a rischio sanzione essendo un brulicare di insetti intenti a guadagnarsi un posto al sole, peccato piovesse. Solo ai concerti degli Slayer ho visto così tanta gente ammassata – un tempo contro le transenne, ora davanti agli sportelli – pronta a pogare. Ma si sa, è il tempo del covid e dicono si debba rispettare una distanza minima di sicurezza per salvaguardare il prossimo. Sarà. Nella mia quotidianità poco sociale e molto alienata, per quanto mi impegni nell’evitare il contatto umano e assembramenti vari, mi ritrovo sempre in situazioni caotiche degne della migliore commedia all’italiana. Proprio come ieri mattina quando, col numeretto in una mano e la bolletta dell’acqua nell’altra, mi distanziavo dall’assembramento assistendo al dramma: il misuratore di temperatura va in tilt; un insetto pigia pulsanti a caso sancendo la dipartita dell’aggeggio incriminato; si palesa l’addetta postale dando vita al classico capannello di curiosi e curiose; fine del rilevo temperatura per i presenti nel locale; marasma generale. Ma, tirando le dovute somme, mi viene ancora da esclamare “andrà tutto bene” – per chi non è dato saperlo.

Dimenticavo: ho detto che fuori pioveva?

Raining blood, from a lacerated sky, bleeding its horror, creating my structure, now I shall reign in blood!

Poco male, è domenica

La domenica è un contenitore di paure e di immagini del tipo: orizzonti innevati e strade strozzate – a completare il quadro l’antologia di Spoon River.

Sai, nella sincerità del tuo sorriso ho concepito un altro me stesso: per domani prevedo barba bianca.

Poco male, è domenica, e anche oggi ho alimentato la mia morbosa ossessione per la morte.

vista sul centro storico di Feltre

Oggi ti ho inviato un messaggio

Oggi ti ho inviato un messaggio per descrivere i miei pensieri tralasciando mattonelle e fughe.

Il grigio m’è esploso dentro,

poco male,

sto bene così.

nelle parole digitate sullo schermo in forma ridotta per evitare di invadere gli spazi, ho sorvolato (volutamente) sui restanti pensieri;

parlano di mattonelle panna e fughe grigie; d’implosioni intime e sussurri ventosi.

Oggi ti ho inviato un messaggio: solo ora concepisco quanto misero fosse nella sua vastità.


Le mie poesie le trovi QUI

la mia scrittura

Romanzo

I

A diciassett’anni non si può esser seri.

Una sera, al diavolo birr e limonata

e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!

Te ne vai sotto i tigli a passeggiare.

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!

L’aria è sì dolce che a palpebre chiuse

annusi il vento che risuona – la città è vicina-

e porta aromi di birra e di vino…

II

Ecco scorgersi un piccolo brano

d’azzurro scuro, incorniciato da lievi fronde,

punteggiato da una malvagia stella, che si fonde

in dolci fremiti, piccola e bianca…

Notte di giugno! Diciassett’anni! Ti lasci inebriare.

La linfa è uno champagne che dà alla testa…

Divaghi e senti un bacio sulle labbra

che palpita come una bestiolina…

III

Il cuore è un folle Robinson in un romanzo

quando, nel pallido chiarore d’un riverbero

passa una damigella affascinante

all’ombra del colletto d’un padre tremendo…

E siccome ti trova immensamente ingenuo,

trotterellando sui suoi stivaletti

si volta, attenta ma con gesti vivaci

e sul tuo labbro muoiono le cavatine…

IV

Sei innamorato. Fino al mese d’agosto è affittato.

Sei innamorato. I tuoi sonetti l fanno ridere.

Tuti gli amici sono già andati, sei di cattivo gusto.

Poi l’adorata, una sera, si degnò di scriverti!…

Quella sera… – Ritorni ai lucenti caffè

e ordini birre e limonata…

a disciassett’anni non si può esser seri,

se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.

ARTHUR RIMBAUD (traduzione di Dario Bellezza)

partecipazione sleale.

consiglio di lettura!
un blog interessante e non banale

hicetnunc.wordpress.com

sorrisi al cloroformio,
finti si aprono sulle labbra non più immacolate.
si schiudono, peccatrici.
figuranti precari e per nulla convinti
si muovono sulla scena
tutti i santi giorni.
dove si nasconde la verità?
occhi languidi e compiacenti,
famelici, ricercano.
mantenere l’anonimato
come quando
guardi attraverso un glory hole,
tu, vojeur di emozioni.
immobile e muto. tremante.
insaziabile trafficante di umori altrui.
conteiner di liquidi biologici e spasmi,
e lacrime e sangue.
sai dirmi che sapore ha, la verità?
l’hai incrociata, forse,
per caso o per sbaglio,
e mi chiedo
se ti sei accorto, e ti sei sporto.
se hai sentito il coraggio per assaggiarla.
sopraffazione mista a rassegnazione.
è grande la paura che possa sbranare gli stomaci maltrattati, è forte, ti fotte come una puttana che non sa fare altro.
smetti pure di ascoltare, se ti conviene.
le mie parole sono
sporche
indisciplinate
piene.

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