782 €

782 €, questo il valore di una vita. La valutazione non è mia, ma proviene dalle grida al di là dalla parete. Impossibile evitare la discussione urlata. Il muro non può nulla.

Tu mi devi 782 € dammeli o ti apro la testa in due. Io ti ho pagato guarda i bonifici. Ti abbiamo mandato più di una lettera proprio perché quei soldi non sono mai stati versati ma tu fai finta di non vedere e sentire sei una merda. Chiamo i carabinieri. No li chiamo io.

E poi inizia il balletto delle telefonate. Uno telefona alle forze dell’ordine chiarendo di essere sotto minaccia. L’altro chiama le forze dell’ordine chiedendo aiuto prima di commettere l’irreparabile. Venite a fermarmi o gli spacco la testa.

Alla fine vince il buon senso e il minacciante decide di presentarsi in caserma per sporgere denuncia contro chi, a suo dire, non l’ha pagato per il lavoro svolto. La porta dell’atelier si chiude, e la tensione si smorza. Forse il dramma è morto ancor prima di nascere.

E la cifra continua a martellarmi in testa. È vera, reale, posso toccarla con mano. Non è una somma tipica da film o romanzo criminale a cifre tonde e scandita da zeri. No, 782 è un numero che pulsa come sangue nelle vene. È adrenalina. 782 € per vivere o morire, per trascorrere il resto della vita dentro o fuori una cella. È sconvolgente. Ognuno dei due pronto a difendere la propria causa, e sfidare il destino, per una somma irrisoria. Lo so, c’è gente che campa mesi con quella cifra centellinando ogni spicciolo ma, sia in un caso sia nell’altro, è conveniente rovinarsi l’esistenza per così poco? È un prezzo accettabile per marcare la propria vita, e quella altrui, in modo così netto? La disperazione è tutto, sia chiaro, fuorché razionale, come lo è l’attaccamento morboso per i soldi, ma un limite c’è. Sempre.

E la mia fantasia crea immagini e pensieri. E se dall’altra parte della cornetta ci fosse stato un carabiniere o un poliziotto meno capace, l’impiegato del minacciato avrebbe ripreso col telefono l’accaduto, o sarebbe corso in aiuto del titolare? Sì, perché non appena il richiedente dei soldi è apparso all’orizzonte, la prima frase detta da colui che rischiava di subire il danneggiamento della testa è stata: riprendi tutto. È un’ammissione di colpa implicita? Chiaroveggenza? Intuito? Lascio, a te che leggi, fare congetture, la mia idea la tengo per me.

Un’ultima domanda però mi sorge spontanea: cosa avrebbero fatto entrambi con quella somma? L’energia emotiva associata ai 782 € è troppo intensa. Spendere quella cifra per qualcosa di banale sarebbe un “delitto”.

O forse è proprio la banalità, l’insignificante, a generare una tragedia mancata proprio perché, alla base di tutto, il pensiero critico non è pervenuto.

3 pensieri riguardo “782 €

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