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Crash

Vi è uno strano rapporto che lega noi esseri umani all’automobile. Una simbiosi capace di influire sulle scelte economiche degli Stati industrializzati (vedasi le manovre per sostenere i mercati di settore) o di modificare il nostro modo di vivere e di conseguenza la percezione della realtà. L’automobile è, per antonomasia, il veicolo simbolo di mobilità e libertà (effimera), ed è naturale che questo legame facesse capolino anche nella letteratura investendola con la sua irruenza.
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È il 1973, e James G. Ballard pubblica Crash, romanzo capace di descrivere -meglio di altri, a mio avviso- la morbosità del rapporto uomo/automobile. Il mezzo meccanico, in Ballard, diviene un prolungamento del corpo umano tramutandosi in veicolo per la ricerca del piacere sessuale, e i personaggi alienati, che popolano questa storia, aspirano con frenesia allo scontro automobilistico per raggiungere l’eccitazione. Il mondo di Crash è freddo e meccanico, ma capace di sprigionare pulsioni talmente forti da tramutarsi in veri e propri scontri e l’uomo moderno, decritto da Ballard, si tramuta in involucro vuoto alla continua ricerca di riempimento. L’automobile, per paradosso, diviene il mezzo con cui i personaggi “scoprono” la propria esistenza scontrandosi con le proprie pulsioni.

«In tutto il libro ho usato l’automobile non solo come simbolo sessuale, ma come metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna. […] Il fine ultimo di Crash, inutile dirlo, è quello di monito, di messa in guardia dal mondo brutale, erotico e sovra illuminato, che sempre più suasivamente c’invia il suo richiamo dai margini del paesaggio tecnologico»¹.

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J.G. Ballard

Un paesaggio tecnologico, quella descritto da Ballard, talmente presente nel concreto e nell’immaginario da stravolgere la percezione dell’esistenza stessa. Un paesaggio in cui la tecnologia è l’unico mezzo per raggiungere emozioni e piaceri fisici. Fotografia, quanto mai attuale, del presente dominato dai social-network.

¹ Ballard J.G., Crash, postfazione 1974, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2014

Curiosità:

Rimanendo in tema di scontri automobilistici, vi sono due illustri scrittori morti per le conseguenze di incidenti stradali.

  • Italo Svevo (alias Ettore Schmitz) morì il 13 settembre 1928 per complicazioni sopraggiunte dopo uno schianto dell’automobile, su cui viaggiava con dei familiari, contro un albero a lato della carreggiata nei pressi di Motta di Livenza (TV).
  • Sorte simile toccò ad Albert Camus il 4 gennaio 1960 nei pressi di Villeblein. L’auto su cui viaggiava il premio Nobel, in compagnia dell’editore Henry Gallimard e della moglie e della figlia di quest’ultimo, sbandò per la velocità eccessiva schiantandosi contro un platano.

Nel 1996 David Cronenberg dirige una pellicola, scrivendone anche la sceneggiatura, tratta dal romanzo Crash con cui vince il Premio della giuria al Festival di Cannes. A vestire i panni del Ballard protagonista della storia troviamo James Spader.

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E per rimanere in tema di incroci tra cinema e letteratura, David Cronenberg recitò a sua volta in Cabal (titolo originale Nightbreed), film horror del 1990 diretto da Clive Barker e tratto dal proprio romanzo.

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David Cronenberg e Craig Sheffer in una scena di Cabal
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Autore:

Germinano, le spore, plasmandosi in pensieri e poesie; immagini veritiere di una realtà deformata. Germinano, le spore, in quell'involucro foggiato in carne e sangue denominato Alessandro Fiorinovič Chiesurin, riproducendosi in una concatenazione di parole, distorsioni e allucinazioni. Generano nuovi individui, le spore, e questo sito ne è la prova.

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