Pornocannibale

Tutto ha inizio dall’occhio che stimola l’appetito. L’acquolina vien guardando.

Mastico mastico mastico. E poi via! Faringe esofago stomaco intestino tenue duodeno digiuno ileo intestino crasso cieco colon ascendente colon trasverso colon discendente colon sigmoideo retto canale anale. Un percorso con fine ultimo. È la catena di montaggio per immagini trite ritrite mal digerite poco assimilate defecate. Merda.

Un po’ di me. Tutti a mostrare una parte del corpo come nel banco del macellaio. Visi pance tette culi fiche cazzi tartarughe mani dita gambe ginocchia rotule piedi occhi nasi braccia bicipiti tricipiti quadricipiti cosce anche (pure quelle) labbra denti lingue orecchie bulbi ciglia sopracciglia barbe baffi basette foruncoli nei punti neri (buchi neri purtroppo mai) tatuaggi piercing orecchini bracciali collari profilo destro profilo sinistro veduta dall’alto veduta dal basso di trenta gradi di quarantacinque gradi di novanta gradi vista frontale (mai dalla soggettiva del muro).

Ingoio tutto. Una singola boccata d’aria fresca. Immagini video professionali amatoriali occhi spenti da gemiti fasulli come la fame che mi stritola le budella.

È il continuo bisogno di erotismo che non è.

È la rivendicazione dell’immagine-corpo da esibire come prodotto culinario. Magari dietro una vetrata come manichini da pose anchilosate. L’emancipazione del corpo dal controllo spasmodico e repressivo.

La repressione mi stimola appetito. Gli istinti si devono pur assecondare.

Fame nevrotica mai sazia d’immagini a portata di clic.

Il super pranzo frugale la cena servita in riva al mare in cima al monte a bordo di una barca che non affonda mai al centro del lago tra grattacieli dai colori sfavillanti o in qualche bettola di periferia con l’oste che più lindo di così non si può.

Pasta al pesto pasta al ragù pasta all’aglio olio peperoncino bistecche da due spanne da tre spanne da cinque spanne di cavallo di vacca con contorno di patate fritte lesse al forno saltate costine di porco salami di tutte le misure piatti vegani linguine al sugo uova sbattute bollite fresche riso alla cantonese ai gamberi allo zafferano alle verdure in bianco in rosso in verde zuppe all’orzo al pesce ai piselli con la carne senza carne con l’aggiunta di spezie saporite ma anche no il pesce non lo mangio se non è appena pescato io lo voglio crudo tu lo vuoi cotto lei al sangue come la carne appena scottata.

Cibi mai assaggiati ma ben armonizzati in piatti che più piatti non si può. Gran bontà!

E ingoio tutto. Non mastico più. Non c’è tempo se ci si vuole rimpinzare. E poi via!

Faringe esofago stomaco intestino tenue duodeno digiuno ileo intestino crasso cieco colon ascendente colon trasverso colon discendente colon sigmoideo retto canale anale. È la catena di montaggio per immagini trite ritrite mal digerite poco assimilate defecate. Merda.

La produzione seriale dell’alienazione.

Rivendicazioni sindacale di un corteo muto alieno a sé stesso pronto a scendere in piazza per mostrare parti del corpo servite su piatti con cui sfamare quell’appetito che non ho.

Date da mangiare agli affamati.

Ingoierò parti di corpi pescati a caso nella rete lamentandomi per il filo di grasso rimasto incastrato tra i denti la prima volta in cui masticai.

Ci giocherò con la lingua, tanto non mastico più, rivendicando nella sfilata di immagini l’alienazione che mi spetta di diritto.

Pornocannibali di tutto il mondo unitevi.

Rivendicate il vostro banco da macellaio. Rivendicate la vostra vetrina per esporvi. Servendovi in un piatto che più piatto non si può.

Gran bontà!

DIAFONIE-copertina

PORNOCANNIBALE lo trovate QUI

Altre sorprese invece si possono trovare QUI

6 pensieri riguardo “Pornocannibale

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