Pellicole cinematografiche

Buongiorno amiche e amici, oggi vorrei parlare di cinema. È una mia passione, e confesso che amo scorrazzare nel mondo delle pellicole. E così, giusto per farvi entrare nella mia testolina bacata, ho deciso di dirvi quali siano i film che maggiormente hanno influenzato il mio immaginario.

pellicole cinematografiche 1

Ne ho elencati tredici e li ho ordinati per anno di uscita nelle sale. Tengo a precisare che la mia scelta va oltre la trama anche se, le pellicole menzionate, sono fondate su storie meravigliose. Il cinema è immagine, e la carica evocativa di queste opere è stata talmente forte da avermi trasmesso molte sensazioni, a volte contrastanti.

Alcune di pellicole trattano temi forti, fatevi una buona ricerca prima di visionarli. Non è mia intenzione narrarvi la trama o dibattere sul loro contenuto. Posterò solamente il trailer o una sequenza (cliccate sopra al titolo) senza influenzare, in tal modo, la vostra curiosità.

pellicole cinematografiche 2

C’è un’unica cosa ancora da dirvi: buona visione!

  1. Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer
  2. Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman
  3. Due o tre cose che so di lei (1966) di Jean-Luc Godard
  4. Cuore di vetro (1976) di Werner Herzog
  5. Buio omega (1979) di Joe D’Amato
  6. Stalker (1979) di Andrej Arsen’evič Tarkovskij
  7. Possession (1981) di Andrzej Żuławski
  8. Delitto e castigo (1983) di Aki Kaurismäki
  9. Tetsuo the iron man (1989) di Shinya Tsukamoto
  10. Sátántangó (1994) di Béla Tarr
  11. Antichrist (2009) di Lars Von Trier
  12. Guilty of romance (2011) di Sion Sono
  13. Laurence anyways di Xavier Dolan

Ce ne sarebbero tanti altri da inserire, ma questi hanno avuto un maggior impatto visivo-emozionale sul sottoscritto.

E i vostri quali sono? Fatemelo sapere che sono curioso! 😀

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È difficile parlare in momenti drammatici cercando di non risultare patetico. Il silenzio è eloquente quanto le parole. Ma tacere non voglio, e spero vivamente di non risultare patetico.

Ho ripescato, dal mio marasma fotografico, due immagini scattate dal monte Lastia di Framont. Era una bella giornata di metà settembre 2011 (uno dei tre mesi magici per salire in quota se ami la montagna) e immortalai Agordo e Taibon Agordino.

Il comprensorio del Civetta-Moiazza è parte di me, e molte mie poesie sono nate tra quei sentieri dolomitici, seduto su qualche masso a prendere il sole in compagnia di camosci e marmotte, o chiacchierando con qualche altro solitario come me.

Belluno è la provincia in cui ho deciso di ricominciare la mia vita azzerando molte situazioni. Se si amano bellezza e natura provincia migliore non c’è, credetemi.

Sono giorni che la provincia è martoriata dal maltempo, e la pioggia sembra voglia durare in eterno. L’Agordino, più di altre valli, ha subìto, e sta vivendo, una situazione difficile. Prima un incendio spaventoso, poi acqua e vento devastatori.

E qui mi fermo, lasciandoti le due immagini di cui ti parlavo poche righe sopra. La prima è una vista su Agordo, la seconda su Taibon Agordino e la Valle di San Lucano.

Ora è tutto diverso…

P.S. sotto le immagini troverai un link; a volte basta poco.

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Se hai voglia di donare anche solo un caffè a chi sta vivendo momenti drammatici, lascio un utile link della Regione Veneto. Clicca QUI!

riepilogo mese di Ottobre

Il mese scorso, per vari motivi personali e non, ho trascurato il mondo dei social (certamente non è un dramma). Comunque, anche se assente con costanza, ho pubblicato qualcosa: una poesia intitolata Sole spento, un racconto di sei parole prospettiva per un solido futuro, e ho parlato di Il sale di Jean-Baptiste Del Amo (Neo Edizioni, 2013 – traduttrice Sabrina Campolongo) edito da Neo Edizioni. E ho raccontato due vicende lavorative diametralmente opposte. La prima, Mobbing, è una situazione che non auguro a nessuno. La seconda, Alpina Belluno,mi auguro sia un viaggio capace di portarmi lontano (sicuramente mi arricchirà umanamente parlando).

Spero di intrattenervi senza annoiarvi, in questo mio piccolo spazio. Buon novembre a tutti 🙂

Sole spento

L’autunno morente

mi concede ali di gabbiano

e pensieri increspati.

 

Nel cielo sanguigno

si stagliano torri sagomate

affiorate dal gelido mare.

 

Gli ultimi raggi solari?

Li ha inghiottiti l’orizzonte

in quella linea sottile impossibile da afferrare.


P.S. nella mia memoria bislacca ricordavo un pezzo dei Timoria intitolato Sole Spento; gli interessati possono cliccare QUI 

sole spento

Alpina Belluno

Domenica è iniziata, per il sottoscritto, una nuova collaborazione molto interessante e stimolante. Per il Corriere delle Alpi seguirò alcune partite di calcio dilettantistico occupandomi della cronaca e delle interviste a fine gara.

Approdare alla carta stampata, iniziando dallo sport, è una vera e propria sfida. Ma non aggiungo altro, rischio di tediarvi. Per chi fosse interessato a leggere qualche stralcio del mio primo articolo, non rimane che cliccare QUI.

Mobbing

È cominciato un mattino. O per meglio dire, la mia presa di coscienza è iniziata quel mattino.

Mi sveglio con la nausea. Non un post-sbornia, né un malessere dovuto a intolleranza alimentare. Il desiderio di vomitare è forte: un’esigenza. E oltre alla necessità di espellere dal mio corpo una sensazione quanto mai sgradevole, si aggiungono le notti insonni, gli incubi, l’inappetenza, e una forte compressione al plesso solare. Faccio una ricerca in rete (quanto può essere utile, a volte) per capire a cosa siano dovuti i sintomi. Mi crolla il mondo addosso. Ora vedo le cose nitidamente.

Mobbing.

Le continue vessazioni e i piccoli richiami -costanti e a volte ingiustificati- che mi vengono rivolti, a fine giornata divengono una frana travolgente.

Sono imprigionato in uno stadio apatico, e di sottomissione. E lo smacco maggiore è che credevo di essere al riparo da certe logiche intimidatorie.

A mio favore gioca la presa di coscienza: decido di passare all’azione. Mi informo per risolvere, il prima possibile, questo disagio e scopro che le opzioni, per chi firma un contratto a termine, sono poche. Decido di stringere i denti, e andare avanti. Mi si prospettano 22 giorni (compreso oggi, 13/10/2018) prima che il contratto lavorativo scada, e ho trasformato il calendario in un campo di croci (usanza esportata dalla naja). Vivo un lento conto alla rovescia prima di riacquistare la libertà. E impreco contro il tempo, tiranno e malandrino, che si diverte a dilatarsi o restringersi a seconda delle esperienza vissute al momento.

Ho deciso di non dilungarmi oltre, né essere prolisso. Lo scopo è di stimolare la curiosità. Se, leggendo questo piccolo resoconto, vi sorgono domande, non fatevi scrupoli a chiedere. Risponderò, per quanto concerne la mia piccola esperienza. Il mobbing (lo sto scoprendo mio malgrado) è un processo logorante; sia per il fisico, sia per la mente. Meglio conoscerlo prima!

riepilogo mese di Settembre

Eccomi al consueto riepilogo del mese appena trascorso.

Nella home troverete due brevi vicende personali accadute in momenti, lontani tra loro, della mia vita. La prima (Ricordo) è una vicenda triste; mentre la seconda (Ricordo n°2) potrei definirla tragicomica, se ripenso alla sorte toccata alla bistecca.

Nella pagina Sporangi potrete leggere un nuovo componimento intitolato Breve trattato per un nuovo ordinamento sociale. La carnalità, descritta in ogni suo forma, è una costante fissa dei miei ultimi lavori.

E per concludere, a settembre ho parlato di due libri diversi tra loro per tematiche trattate, ma che affrontano entrambi il mondo dei ragazzini. Il primo è Nipponia nippon, romanzo riguardante il problema della sindrome degli hikikomori; mentre il secondo, Space invaders, ci porta nel Cile di Pinochet. Due lavori molto differenti per stile narrativo ma comunque di grande impatto.

Dimenticavo! Di luce e di oscurità è finalista a Il Modernismo, Concorso di poesia dedicato a Ezra Pound. Il 21 ottobre verrà stilata la classifica conclusiva (al momento sono tra i primi sei) e così saprò quale lode spetta al mio libro. Motivo in più, care amiche e cari amici, di scoprire la mia poetica. Per chi fosse interessata/o ad avere notizie, nella sezione Contatti potrà trovare gli indirizzi per pormi domande o curiosità, o per richiedermi una copia con dedica dei miei libri.

E come dicono gli amici friulani: mandi!

Ricordo n°2

Qualche lustro addietro, quand’ero ancora ragazzino, avevo un gatto. Bianco come la neve, grosso come un cane. Tal simpatico felino aveva un carattere simile al mio: selvàrego [1]. Lo battezzai Freddy, in onore a uno dei personaggi creati da Wes Craven. Il mio Freddy, a dispetto di quello craveniano, non sventrò mai J. Depp; si limitò a lasciarmi solchi lungo braccia e gambe con quegli artigli lunghi così. Era veramente selvàrego. Proprio come me.

Crescendo, Freddy si stufò d’arare i miei arti e si appassionò con ardore ai piaceri voluttuosi della carne tanto da ingravidare più di una gatta, lasciando in eredità tanti bastardini pezzati di bianco. Ne contai almeno sei aggirarsi nel capannone del vecchio burrificio – avete letto bene, è una U – e nel cortile di Mario.

Mario viveva con Ana (all’anagrafe Anna) la moglie – non era straniera, bensì mianese d.o.c. (noi veneti abbiamo repulsione per le doppie, ci fanno perdere tempo prezioso) – in una vecchia casa circondata da piante, e corredata da uno splendido cortile-discarica (ricordo, nell’ordine: un relitto di automobile senza parabrezza; una vasca da bagno incrostata; una Guzzi rossa, forse per la ruggine).

Con l’avanzamento dell’età anagrafica, forse per un effetto di compensazione, la memoria di Mario regredì riportandolo al tempo in cui era un giovane balilla, risvegliando così l’antico orgoglio italico manifestato sotto forma di canzonette del Ventennio (quali faccetta nera e simili) con cui tampinava i timpani di noi vicini ogni mattina. E questo amor patriottico per l’italiche musichette si palesava pure durante l’ora di pranzo – soprattutto quando Ana era fuori per lavoro – momento in cui Mario si deliziava con una bistecca. La cucinava con calma; la serviva sul piatto; poi andava ad armeggiare con il giradischi per sollazzare l’udito con faccetta nera. In quel breve lasso di tempo entrava in gioco, pardon, entrava dalla finestra, Freddy.
Il felino tanto selvàrego quanto astuto, studiando a tavolino ogni mossa del balilla, appena questi gli voltava le spalle, zompava sul tavolo appropriandosi indebitamente della bistecca cotta a puntino.
‘l tò gat ‘l me à ciavà la bisteca n’altra olta, jer [2] diceva Mario facendomi la posta mentre mi recavo a scuola.
Ringraxia ‘l Maxełòn [3] gli rispondevo scattando sull’attenti battendo i tacchi.

Fine del ricordo.


[1] selvatico

[2] ieri, il tuo gatto, s’è preso nuovamente la mia bistecca

(apro piccola parentesi: in veneto il verbo ciavàr ha un doppio significato. Il primo potremmo tradurlo con l’italiano rubare. Il secondo con scopare, inutile precisare che non si tratta dell’azione domestica di spazzare il pavimento. Chiudo piccola parentesi)

[3] non credo serva traduzione


e per chi abbia voglia di scoprire i racconti di questo baldo giovane, non rimane che cliccare sopra questa bella X

Ricordo

Lo incrocio con cadenza quasi regolare. Ha lo sguardo leggermente triste, e il cagnolino al seguito. Il nome, come mia consuetudine, non lo ricordo e sul suo, in particolare, è calata una nebbia fitta. Eppure…

Eppure ricordo il giorno in cui lo conobbi: 07 dicembre 2017.

Ricordo una ragazza di origine spagnola. Teneva stretto al petto con la mano sinistra il proprio, di cagnolino. Nella destra reggeva una sigaretta. Lasciò si consumasse in una lenta e bruciante consunzione senza mai fare un tiro.

Ricordo madre e figlia (nella mia testa honduregne) dall’accento centro-sudamericano. Stupende nella loro creola bellezza. Sei muy dolze, ripeteva la madre guardandomi – sudato e puzzolente come un caprone – in quel pomeriggio velato di grigio. Pareva volesse abbracciarmi dalla commozione. Io, ciondolante davanti all’unico ufficio vuoto e spento del canile di Belluno, cercavo di calmare un povero cagnolino. Lo stesso cagnolino che incontro in compagnia dell’uomo dallo sguardo triste.

Chissà se quegli occhi si velano di tristezza nel vedermi. La condivisione di un momento particolare ci lega, e ci allontana. Inevitabilmente. Ci scambiamo un sorriso indeciso e proseguiamo, ognuno per la propria strada.

Forse passerà ancora del tempo prima che si riesca a scambiare qualche parola. È naturale. È, comunque, il nostro addolorato segreto.


P.S. quella stessa sera avrei presentato per la prima volta Diafonie. Microfisica dei piccoli gesti, e se siete curiosi di scoprire qualcosa, vi basta cliccare QUI

riepilogo mese di agosto

8Agosto è stato un mese poco produttivo, e il blog ne ha risentito. Comunque, la mia traccia l’ho lasciata. Ho presentato Indossatrice, poesia presente nella mia silloge Di luce e di oscurità. Ho postato alcune fotografie in i signori delle 5 Torri; e mi sono abbandonato a qualche riflessioni in Il mio kung fu è il migliore, e Amburgo.

Nella sezione Informazioni ho inserito la rubrica le vostre voci in cui raccolgo le vostre opinioni in giro per i siti web riguardante i miei libri. Spero aumentino in modo esponenziale, e soprattutto siano uno stimolo per avvicinarmi ai miei lavori.

P.S. ho aperto anche un profilo in instagram. Se amate la fotografia spero vi piacciano i miei scatti!

Indossatrice

Indossatrice, vincitrice del 2° premio al Trofeo Gatticese della Arti 2017, è tratta dalla silloge Di luce e di oscurità.

Amo questa poesia per: la malinconia, la sensualità, la sintesi. Spero vi piaccia. Mi auguro vi avvicini alla mia poetica, e alla mia prosa.


Vestirai ancora

la tua scialba bellezza,

o ti spoglierai

di tutte le bugie?

Sfoggi ovunque

un malinconico sorriso

illudendoti che l’amore

sia un sospiro passeggero.

Lillian Bassman. 1951
Lillian Bassman – 1951

Amburgo

Nelle serate estive e piovose come quella odierna, la mia mente percorre stralci di strade, e rivisita panorami offuscati dei quartieri di Amburgo.

Non conservo fotografie né aneddoti edificanti, solo ricordi (a volte penosi).

Rimembro attese, e incontri assurdi. Sorrisi libidinosi, e vuoti monetizzati in euro.

Erotisch Bazar nacque dall’incontro di tutto ciò. Ricordo falsato di una città a me, comunque, cara.
amburgo 2.jpg

P.S. ad Amburgo incontrai Biff Byford, storico leader e cantante dei Saxon quindi – mi sembra doveroso – la prima parte della colonna sonora di questo breve articolo, sarà sulle note di un classico della band britannica: Princess of the night.

La seconda parte invece è sulle note degli Helloween, il gruppo più importante di Amburgo, e questa è Victim of fate.

Il mio kung fu è il migliore

il mio kung fu è il migliore

Il mio kung fu è il migliore. Spiegherò in seguito la provenienza di questa citazione ma, nonostante possa sembrare buffa (perché lo è) credo sia adatta a sintetizzare i miei pensieri, smorzando in tal modo la serietà di cui sono impregnati.

La mia riflessione parte da osservazioni sul modo di veicolare informazioni e pensieri. Percepisco chiusura e, soprattutto, rilevo la tendenza a mantenere lo sguardo su di un unico punto focale. Se sia dovuto a pigrizia, o a una mancata presa di coscienza, non l’ho ancora stabilito (magari la verità sta nel mezzo). A cosa mi riferisco precisamente? Al mondo delle reti sociali: vetrina ricca di spunti interessanti. È una cassa di risonanza per chiunque (e non mi tiro fuori dalla conta) ne faccia uso. Dal politico di turno, al pescivendolo sotto casa. Una vetrina dal forte richiamo edonista.

Trarre piacere dall’esternare le proprie opinioni pare sia un dovere.

Disporre di uno spazio in cui riversare qualsiasi cosa, compresi dissapori e delusioni, arroga il diritto a eleggersi ambasciatori della Verità. L’Unica Verità, Personale e Assoluta, da difendere coi denti e con l’arroganza.

Verità da perorare a prescindere da…

A prescindere dalla possibilità di essere nel torto.

A prescindere dall’eventualità ci possa essere una ragione ugualmente valida.

A prescindere dal rispetto per l’altro.

Rileggo l’articolo pubblicato poco tempo fa (Pravda – Правда) e mi accorgo di come questo mio pensiero sia un proseguimento/integrazione alla riflessione iniziata in precedenza. Odio e violenza, d’altronde, sono figlie di chiusura mentale e incapacità di immedesimarsi nell’altro (di qualsiasi fede religiosa, politica, di pensiero, eccetera, esso sia).

Assisto a un’alienazione edonista in cui si continua a scrutare il dito che indica la luna, senza abbracciare con lo sguardo ciò che si dipana oltre l’estremità della falange stessa.

Da questa ristrettezza di veduta vedo allargarsi un magma d’arroganza irrefrenabile. E in questo magma fattosi lava, a volte, mi consumo.

Mi chiedo in quale angolo sperduto sia stato relegato quel silenzio capace di donare l’opportunità di ascoltare. Quel silenzio sinonimo, non di stupidità, ma d’intelligenza. E, a tal proposito, mi viene in mente una citazione:

Il maestro disse: «Vorrei non parlare più». Zigong disse: «Ma, Maestro, se voi non parlate come potremo noi, poveri discepoli, trasmettere un qualsiasi insegnamento?». Il Maestro rispose: «Parla forse il Cielo? Eppure le quattro stagioni seguono il loro corso e le cento creature continuano a nascere. Parla forse il Cielo?». [1]

E finché si continuerà a pensare che il mio kung fu è il migliore, l’opportunità di rimanere in silenzio per apprendere, andrà disperdendosi. L’occasione di ascoltare per ampliare il sapere, sarà un’eco destinata a spegnersi. E ciò che è andato perduto, difficilmente si ritrova.


P.S. L’espressione il mio kung fu è il migliore l’ho presa in prestito da una battuta di Frohike in X-Files. Lascio a voi scoprire la puntata, e in quale stagione, sia stata pronunciata.


[1] I detti di Confucio, a cura di Simon Leys, Adelphi Edizioni, 2006, 17.19. pag.128

riepilogo mese di luglio

riepilogo mese di luglio

Amiche e amici eccomi a esporvi un breve riepilogo del mese appena trascorso.

Nella bacheca sono apparse una poesia (Biancaneve), una delle mie solite divagazioni a cavallo tra racconto e pensiero(Pravda – Правда), e due serie di scatti fotografici in luoghi e momenti completamente differenti (Poesia in immagine e Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi).

E che altro? Come abitudine consolidata nell’ultimo periodo, ho parlato di alcuni libri letti nel mese appena sfumato. Nella sezione sporocisti (libri, ma non solo) troverete un manuale di scrittura creativa Elementi di stile nella scrittura, un poemetto molto interessante quale La bandiera del Cile, un classico della letteratura italiana del ´900 (Fontamara), e due raccolte di racconti: Il giorno prima della partita, e Valporno (quest’ultima, se amate le storie forti e non convenzionali, può fare al caso vostro).

Non mi resta che salutarvi augurandovi un buon agosto e mi raccomando, rimanete sintonizzate/i perché ci sono novità in vista, e magari le svelerò!

P.S. il quesito posto in comunicazione di servizio è sempre valido. Se avete suggerimenti sono sempre ben accetti 🙂

Un lupo mannaro trevigiano a Ponte nelle Alpi

Plenilunio.

Alle due esco di casa per godermi le tenebre. I sogni, spezzati in modo brusco da un attacco d’insonnia, sono assai lontani. Aggirarsi per le strade silenti, annusando l’aria carica dei profumi notturni, è più allettante. Incontro vie deserte; alcune vestite di buio. Ponte nelle Alpi, all’apparenza, mi appartiene. E nel girovagare senza meta i piedi, dotati di coscienza propria, mi trascinano verso la stazione. Poche luci illuminano il buio, dando inizio a una nuova storia.

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comunicazione di servizio

Buongiorno amiche e amici.

Ho una domanda semplice e diretta da porvi oggi: conoscete riviste o blog interessati a recensire libri, o comunque parlarne?

O magari siete proprio voi desiderose/i di leggere poesie o racconti?

Le rete è piena di proposte, ma a volte risultano vagamente fumose. Se avete suggerimenti, spunti, curiosità, eccetera eccetera vi ascolterò con molto piacere.

Grazie per l’attenzione 🙂
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